TREVISO - «Stiamo bene, siamo tranquilli. Abbiamo passato la giornata in barca rispondendo alla polizia». Poche parole quelle dette da Stefano Vanin, 54 anni, biologo trevigiano e docente all'Università di Genova, che in queste ore si trova a bordo della Duke of York, la nave della spedizione organizzata dall'università ligure alle Maldive per studi sulla biologia e con a bordo i cinque sub italiani morti durante un'immersione giovedì mattina.

Una tragedia immane di cui lo scienziato trevigiano è stato involontario testimone. Pur avendo anche lui il brevetto da sub, non ha partecipato all'immersione fatale. Ma ha viaggiato assieme ai cinque colleghi di spedizione che, una volta immersi nelle cristalline acque di atollo a sud dell'isola di Malè, non sono più tornati in superficie. La tragedia In queste ore non è semplice mantenere i contatti con la Duke of York un po' per il fuso orario, un po' per la concitazione dovuta al dramma in corso. Ma la drammaticità di quanto accaduto è ben chiara. Ieri le autorità delle Maldive hanno avviato le prime operazioni per il recupero dei corpi dei cinque sub rimasti, probabilmente, intrappolati in una grotta subacquea. A perdere la vita sono stati Monica Montefalcone, professoressa associata di Ecologia al Dipartimento di Scienze della Terra, dell'Ambiente e della Vita - Distav; la figlia Giorgia Sommacal, studentessa UniGe di Ingegneria biomedica; Muriel Oddenino, assegnista di ricerca presso il Distav; Federico Gualtieri, neolaureato in Biologia ed Ecologia marina e il padovano Gianluca Benedetti, istruttore subacqueo e capobarca che da anni vive alle Maldive. La testimonianza La nave è tornata a Malé solo ieri dopo una permanenza piuttosto lunga in mare. Sono state ore convulse, cariche di tensione. I sub della Guardia Costiera delle Maldive, supportati da un gruppo di imbarcazioni attrezzate per i soccorsi in mare, sono arrivati sul posto per dare supporto ad equipaggio e persone a bordo della Duke e per cercare di recuperare i corpi. A ieri ne è stato portato in superficie solo uno, quello di Benedetti trovato a 60 metri di profondità. Le ricerche continueranno anche nelle prossime ore. Vanin, rimasto sempre a bordo della nave assieme ad altri 20 italiani, ha però trovato il modo per tranquillizzare tutti con dei messaggi: «Non eravamo con gli altri al momento dell'immersione - ha precisato alla famiglia- noi stiamo bene e siamo tranquilli. Il mare e le condizioni meteorologiche, contrariamente a quanto si legge, sono buone». Lo scienziato, oltre che con la sua famiglia, mantiene contatti costanti anche con l'università di Genova che ieri, dopo averlo sentito più volte, ha precisato con un comunicato di poche righe: «Sta bene, ma è psicologicamente provato». Il ritorno in Italia per tutta la comitiva partita da Genova resta fissato per domani, sempre che le autorità locali non richiedano ancora la presenza dei testimoni per le indagini in corso.