TORINO. «Mio fratello è morto quasi tre anni fa e sa qual è la verità?». Non lo so. «Che ogni mattina io e mio padre ci svegliamo aspettando una mail che non arriva. Quella in cui fissano l’udienza preliminare del processo a chi lo ha ucciso oppure – se preferisce - a chi lo ha mandato a morire mentre lavorava. Perché li voglio guardare negli occhi davanti a una corte di giudici. Voglio sentire il nome di mio fratello risuonare tra i banchi di un tribunale per avere giustizia. E invece dopo tutto questo tempo non abbiamo ancora un giorno da aspettare, da immaginare per iniziare a scrivere il primo capitolo della rivincita di Kevin». In sintesi: « Per i colpevoli nessuna condanna, per noi l’ergastolo è iniziato da quella notte di agosto e lo stiamo scontando». Antonino Laganà ha gli occhi rossi. Di rabbia e di dolore. È il fratello della più giovane vittima della strage ferroviaria di Brandizzo, una delle più gravi tragedie accadute sul lavoro in Italia: cinque morti, tranciati sui binari mentre lavoravano di notte: «Sono scomparsi tutti, vogliono cancellare la sua morte e a questo gioco non ci stiamo».

Brandizzo, il video della strage: le telefonate, gli operai sui binari e lo schianto