La vittima, Gabriele Martini, studente di 17 anni, insieme al padre Stefano, infermiere all’ospedale VersiliaViareggio (Lucca), 21 giugno 2026 – “Il mio Gabri non c’è più, me l’hanno ammazzato: la vita è finita, non è giusto, perché è capitato proprio a noi?”. Stefano Martini ripete queste parole all’infinito in un obitorio stracolmo di giovani. E di colleghi, visto che l’uomo è operatore socio-sanitario in servizio al Pronto soccorso dell’ospedale “Versilia”. Nessuno di loro riesce a parlare: ci sono solo silenzio e lacrime, occhi gonfi e abbracci. Stefano e la moglie Ardita del resto hanno potuto vedere il loro Gabriele solo in ospedale. Ieri mattina, alle 5, si sono fiondati sul luogo del tragico incidente con il cuore in gola dopo la chiamata dei carabinieri, ma le condizioni del giovane erano tali da occultarne la vista dall’esterno.

Lo sfogo straziante

Ad accoglierli, all’obitorio, hanno trovato una marea di persone. Prima sono stati accompagnati nella stanza in cui è stata ricomposta la salma di Gabriele, poi si sono seduti nella sala d’attesa e a quel punto lo sfogo è stato inevitabile e straziante. Le loro parole hanno commosso tutti, in un continuo viavai di giovani – in larghissima parte – e adulti che uno ad uno li hanno riempiti di affetto e vicinanza. I due coniugi hanno ringraziato i presenti, consapevoli che tutta quella gente era lì per i bei ricordi lasciati da Gabriele. Ma altrettanto consapevoli del terribile vuoto dentro i loro cuori e nella loro casa al Varignano, come hanno ripetuto più volte senza riuscire a trovare un solo grammo di consolazione.