Le informazioni sottratte dai sistemi informatici di due traghetti della compagnia Gnv sarebbero state destinate a server riconducibili a un gruppo hacker filorusso. L’indagine, seguita dalla Procura nazionale antimafia e antiterrorismo, apre uno scenario più ampio: l’impiego di manodopera reclutata a basso costo per avvicinare, dall’interno, nodi sensibili della logistica occidentale
L’ipotesi investigativa è tra le più delicate emerse negli ultimi mesi sul fronte della sicurezza delle infrastrutture civili. Prima i due marittimi lettoni fermati a dicembre, sorpresi mentre piazzavano dispositivi elettronici sui traghetti Gnv. Poi i presunti mandanti, uno arrestato in Spagna, l’altro riparato a Mosca. In mezzo, secondo quanto rivela Il Foglio, una pista che porta a server riconducibili a hacker filorussi e un sospetto che ha alzato il livello dell’inchiesta intro a una operazione di spionaggio contro un’infrastruttura critica italiana, forse pensata per aprire dall’interno l’accesso alle navi
Come riportato dal quotidiano italiano, i dati carpiti dai sistemi di bordo avrebbero dovuto raggiungere server utilizzati da un gruppo hacker filorusso. In cambio, i due giovani marittimi lettoni, fermati nel dicembre 2025, avrebbero ricevuto un compenso per collocare i dispositivi sulle navi. L’obiettivo ultimo, sul quale gli investigatori mantengono il massimo riserbo, sarebbe stato quello di ottenere un accesso persistente ai sistemi informatici dei traghetti e, in prospettiva, interferire con apparati di bordo. Resta però da dimostrare se la rete fosse effettivamente in grado di arrivare fino a un controllo operativo delle unità.









