"Nel Mediterraneo ci sono due navi italiane, oggi. Due motonavi invase nientemeno che da spettri moscoviti", inizia così il racconto del Foglio su quanto starebbe accadendo dal 10 dicembre scorso. Quel giorno - si legge - "dalla compagnia di navigazione italiana Grandi Navi Veloci (Gnv) arriva una querela presso il Centro Operativo per la Sicurezza Cibernetica della Liguria. Il primo a essere minacciato, a fine anno, è il ponte di comando della nave Fantastic, dove un dispositivo sconosciuto – e poi rimosso – sarebbe stato in grado di ricevere comandi a distanza tramite una rete di server utilizzati da gruppi hacker qualificati nello spionaggio industriale e politico. E solitamente in uso, appunto, al gruppo russo APT44".
Il dispositivo per "attività malevole" avrebbe avuto l’obiettivo di accumulare informazioni dai paesi Nato. E, stando ai report tecnici in mano al quotidiano, sarebbe stato gestito da un threat actor di intelligence-militare presumibilmente russo. Ad aggiungersi a questo anche il rinvenimento di un altro apparecchio dalle parti della Segreteria di Coperta. È qui che entrano in gioco due ventenni. Il primo, un marinaio nato a Riga nel 2004 che, ben inguantato, mette mano al dispositivo malevolo nell’esatto momento in cui gli strumenti di sicurezza ne accertano lo scollegamento dal computer sul ponte di comando. A immortalarlo una telecamera. Le sue sorti, oggetto di un ordine di indagine europeo e sottoposto a fermo il 12 dicembre, si intrecciano negli atti investigativi a un altro connazionale. Un altro marinaio – classe 2003 – che s’imbarca prima sulla Fantastic e poi sulla nave Bridge (entrambi traghetti Gnv). "Ed ecco - si legge ancora -. Il secondo uomo, che già aveva installato un dispositivo rimosso a novembre sulla Fantastic, aveva per ciò chiesto al compatriota di collocarne un altro sulla stessa nave. Il decreto di perquisizione nei confronti del lettone 'numero due' avviene così il 19 dicembre, una settimana dopo la prima querela al Cosc. L’esito, nel suo caso, è il fermo di indiziato di delitto, emesso dalla Procura di Genova, per concorso in accesso abusivo a sistema informatico. Passano due settimane. E un altro decreto di sequestro sopraggiunge dalla stessa Procura e arriva, questa volta, alla nave Bridge nel porto di Napoli".






