E’ il trionfo della diplomazia dell’immagine: il presidente americano Donald Trump ha lasciato Pechino con la promessa di arrivare a diversi accordi con il leader cinese Xi Jinping, ma senza annunciare niente di concreto. Di certo c’è solo che dopo l’invito formale di Trump, a settembre Xi molto probabilmente sarà alla Casa Bianca (forse in concomitanza con la plenaria dell’Assemblea generale dell’Onu a New York). I mercati l’hanno capito: oggi Wall Street ha chiuso in calo, con il Dow Jones sotto i 50 mila punti, mentre petrolio e rendimenti del Tesoro sono aumentati per i timori legati a inflazione e tassi d’interesse. L’effetto galvanizzante in cui sperava Trump dopo la visita a Pechino e un rinnovato rapporto con la seconda potenza mondiale non c’è stato. E forse perché il vuoto si vede. Probabilmente inizia a essere visibile anche il bluff della Repubblica popolare. Pechino ha accettato la richiesta americana di creare dei comitati sul commercio e sugli investimenti per “affrontare le reciproche preoccupazioni relative all’accesso al mercato e ai prodotti agricoli”, ha confermato il ministro degli Esteri cinese Wang Yi. Durante il viaggio di ritorno sull’Air Force One, Trump ha detto pure che ha parlato con Xi della possibilità di “lavorare insieme” a definire “dei limiti in materia di intelligenza artificiale”. Il presidente americano ha poi ribadito la questione delle commesse di Boeing, e che la Cina vorrebbe acquistare circa 200 velivoli americani, ma l’azienda non ha confermato l’accordo ai media americani e tutto sembra un po’ sospeso alla strategia cinese dell’accordiamoci di parlarne. “Come per la soia, il gas e la carne bovina, non abbiamo visto nulla di concreto”, ha commentato Bonnie Glaser, ad del programma Indo-Pacifico del German Marshall Fund. “Tutto ciò che abbiamo è davvero quello che il presidente ha detto al mondo che la Cina ha accettato”. Un’altra cosa sicura c’è: Xi Jinping spedirà i semi delle rose del giardino dello Zhongnanhai alla Casa Bianca – pare che abbiano colpito molto Trump durante la passeggiata avuta da solo con Xi Jinping nei palazzi del potere di Pechino, durata circa un paio di ore.Anche sulle questioni di politica internazionale non c’è stato alcun annuncio ufficiale, segnale del fatto che probabilmente i problemi connessi alla guerra in Iran e alla chiusura dello Stretto di Hormuz sono stati esposti dalle due parti, ma senza nessuna finalizzazione, nessuna strategia comune, (forse) nessun patto.Più complicata appare la questione di Taiwan, l’unica di cui la leadership di Pechino ha sottolineato più volte la centralità. Sempre sull’aereo di ritorno, Trump ha detto di aver discusso “in modo molto approfondito” con Xi Jinping della vendita di armi a Taiwan, senza però chiarire se intenda approvare il pacchetto da 14 miliardi di dollari che la sua Amministrazione finora ha congelato per evitare tensioni con Pechino. Parlare con la Cina della vendita di armi a Taiwan potrebbe essere configurata come una “consultazione”, cioè una violazione delle cosiddette “Sei Assicurazioni”, la serie di impegni politici informali che Washington ha dato a Taiwan negli anni Ottanta, in base ai quali gli Stati Uniti si impegnano a non consultare la Cina prima di vendere armi all’isola. Secondo il portavoce del Taipei Economic and Cultural Representative Office, l’ambasciata informale di Taiwan a Washington, “la Repubblica di Cina (Taiwan) e la Repubblica popolare cinese non sono subordinate l’una all’altra, e Pechino non ha alcun diritto di rappresentare Taiwan in alcuna sede internazionale”, ha fatto sapere al Foglio. “Anche mentre i leader degli Stati Uniti e della Cina si incontrano, l’Esercito popolare di liberazione continua senza sosta le sue attività militari intorno a Taiwan”, dimostrando che “Pechino resta la principale fonte di rischio per la pace e la stabilità regionale. In qualità di membro responsabile della comunità internazionale, Taiwan continuerà a lavorare a stretto contatto con gli Stati Uniti e altre democrazie che condividono gli stessi principi per salvaguardare congiuntamente la pace e la stabilità nello Stretto di Taiwan e in tutta la regione”.
L’arte del negoziato vuoto di Trump e il bluff di Xi Jinping
Nessun accordo concreto dopo l’incontro in Cina. Sul tavolo solo annunci e dossier aperti. Lo scetticismo di Wall Street










