il saggio15 maggio 2026 • 18:47Gabriele Segre ha scritto un libro difficile da definire ma che parte da una domanda semplicissima: “come stai?”. La sua diagnosi sul nostro tempo e su questo Occidente è scabrosa: politica ridotta a tecnica, paure e disuguaglianze hanno svuotato il futuro. Per tornare a un pensiero collettivo, l’unica risorsa è sperareGabriele Segre ha scritto un libro difficile da definire, assai più semplice da giudicare, ma ci arriveremo in fondo. Fuori dubbio che La fine della fine della storia (Bollati Boringhieri 2026) sia un saggio potente, complicato è racchiuderlo nel solo perimetro di politica, storia, diritto o filosofia. Perché è tutte quelle discipline e parecchio altro assieme, un percorso accidentato, costellato di rimandi e pensieri coltivati nel tempo. Citazioni rischiaranti e intrecci di sentimenti, teleologPer continuare a leggere questo articoloSei già abbonato?Gianni Cuperlodeputato PdDeputato del Partito Democratico dal 2006 al 2018, attualmente è membro della Direzione Nazionale del partito. È stato l'ultimo segretario della Federazione Giovanile Comunista Italiana e il primo della Sinistra giovanile.
Dopo “la fine della fine della storia”, l’unica via è un pensiero di speranza
Gabriele Segre ha scritto un libro difficile da definire ma che parte da una domanda semplicissima: “come stai?”. La sua diagnosi sul nostro tempo e su questo Occidente è scabrosa: politica ridotta a tecnica, paure e disuguaglianze hanno svuotato il futuro. Per tornare a un pensiero collettivo, l’unica risorsa è sperare







