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Ultimo aggiornamento: 14:56

Andy Burnham è uno di quei politici che a Londra chiamano “a slow burn”: parte piano, sopravvive, si reincarna, riemerge sempre. Cresciuto nel Cheshire, formato a Cambridge, entra in Parlamento nel 2001 per Leigh, vecchia circoscrizione mineraria, e fa carriera nel New Labour: viceministro con Blair, Chief Secretary del Tesoro con Brown, poi ministro della Cultura e infine alla Sanità.

Nel 2009, ad Anfield, viene contestato dalle famiglie delle 97 vittime della strage di Hillsborough: il giorno dopo, in Downing Street, chiede a Brown di portare il caso in Parlamento. È la seconda inchiesta Hillsborough, che nel 2012 fa annullare i verdetti originari e riconosce che le vittime furono “uccise illecitamente”. È il momento di svolta, in cui smette di essere un quadro di partito e scala la marcia delle ambizioni.

Si candida alla leadership del Labour nel 2010 (quarto su cinque, vince Ed Miliband) e nel 2015 (secondo, travolto dall’onda Corbyn). Nel 2016 lascia Westminster, l’anno dopo viene eletto sindaco di Greater Manchester, confermato nel 2021 e nel 2024. Durante la pandemia, lo scontro con Boris Johnson sui fondi alle regioni del Nord gli vale il soprannome di “King of the North”, nato per scherzo e ora diventato l’identificativo.