di
Luigi Ippolito
Streeting (Sanità) si dimette, ma prende tempo. Passo avanti del «re del Nord» Burnham
LONDRA - Resta un governo in stato di rianimazione, quello di Keir Starmer, dopo un’altra giornata politica convulsa che si è consumata ieri fra Westminster e Downing Street.
Tutti si aspettavano le dimissioni del ministro della Sanità, Wes Streeting, e il lancio da parte sua di una sfida formale per la guida del Partito laburista e del governo. Ma a sparigliare le carte è arrivato, all’alba, l’annuncio che la ex vicepremier, Angela Rayner, aveva risolto il suo contenzioso col fisco e rimosso così il principale ostacolo a una sua candidatura: lei è la paladina della sinistra del Labour e in un confronto diretto con Streeting, esponente della destra blairiana, avrebbe avuto facilmente la meglio.Così, attorno a ora di pranzo, arriva l’annuncio delle dimissioni di Streeting, che dice di aver «perso fiducia» in Starmer. Ma la sfida diretta per la leadership non si materializza: per lanciarla, occorrono le firme di 81 deputati laburisti a sostegno, e a detta di molti Streeting non è riuscito a raccoglierle (per la Bbc si è fermato a 44). Così l’ormai ex ministro della Sanità auspica una «ampia» competizione per la successione a Starmer: che è un modo per chiamare all’appello Andy Burnham, il sindaco di Manchester.Lui è il «re del Nord» che tutti vedono come il salvatore del partito: ma il suo ostacolo stava nel fatto che non è deputato e, secondo le regole della politica britannica, chi non siede a Westminster non può fare il premier. Ma nel pomeriggio cade anche l’ultimo impedimento: un peone laburista accetta gentilmente di farsi da parte e innescare una elezione suppletiva alla quale Burnham prontamente si candida.La strada del «re del Nord» verso Downing Street è dunque spianata (purché riesca a farsi eleggere): in un confronto diretto con Starmer, vincerebbe a mani basse, anche se i tempi della successione non saranno brevi e occorrerà probabilmente aspettare fino all’autunno. La situazione è dunque di temporanea stasi, con Starmer che al momento non ha nessuna intenzione di farsi da parte in anticipo, anche se ormai la pressione su di lui è fortissima.Ma se il Partito laburista si dilania in una guerra civile che non porta nulla di buono alla Gran Bretagna, anche l’opposizione incarnata da Nigel Farage ha i suoi grattacapi: il tribuno della Brexit è finito nel mirino di un’inchiesta parlamentare per la donazione non dichiarata, in criptovaluta, di 5 milioni di sterline (quasi 6 milioni di euro) ricevuta da un miliardario britannico basato in Thailandia: con essa, Farage si è comprato una casa da quasi 2 milioni di euro.










