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Ultimo aggiornamento: 15:40

“I parenti sono stati strumentalizzati in una maniera indegna, vergognosa, in primis dal postino, Loris Rispoli. E’ gente che ha speculato sulla vicenda per trarne profitto, come diceva Napoleone c’est l’argent qui fait la guerre“. E’ il denaro che fa la guerra. A pronunciare queste parole choc – che arrivano all’insulto -contro lo storico presidente di una delle associazioni delle vittime della strage del Moby Prince (tratto di mare di fronte a Livorno, 1991, 140 morti) è stato Romano Pauli, durante un’audizione del 16 luglio (i cui contenuti sono stati resi noti da poco) da parte della commissione d’inchiesta parlamentare che lo ha ascoltato in una sala della Tenenza dei Carabinieri di Tredate, in provincia di Milano. Pauli oggi ha quasi 90 anni, ma al tempo del disastro navale era ispettore d’armamento di Snam, l’azienda statale in quota Eni proprietaria della petroliera Agip Abruzzo contro cui entrò in collisione il traghetto Moby. Per giunta Rispoli – che in quell’immane tragedia perse la sorella Liana che lavorava nella boutique di bordo del traghetto e aveva solo 31 anni – oggi non può più difendersi da queste espressioni offensive del signor Pauli, diventate note solo ora: è morto a novembre.