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Ultimo aggiornamento: 13:58
“Io e papà dormivamo in auto per risparmiare. Lui raccoglieva gli snack avanzati a colazione per il pranzo e la cena”. La storia di Luciano Darderi parte da qui, da sacrifici che oggi sembrano lontanissimi mentre il tennista italo-argentino si prepara a giocare la prima semifinale della carriera agli Internazionali d’Italia. Ma per arrivare fino al Foro Italico, il torneo che sognava da bambino, Darderi ha attraversato anni difficili, vissuti sempre accanto al padre–coach Gino.
Nato a Villa Gesell, in Argentina, nel febbraio 2002, Darderi ha iniziato a giocare prestissimo. “Mio padre era maestro di tennis, mi ha dato una racchetta e mi ha portato in giro per i tornei”, ha raccontato in un’intervista alla Gazzetta dello Sport. Il legame con l’Italia arriva dal nonno Luciano, emigrato da Fano in Sudamerica. A 10 anni anche il piccolo Luciano ottiene la doppia cittadinanza: il primo viaggio in Italia è per ritirare il passaporto, ma ovviamente anche per giocare a tennis. “Ne approfittai per disputare un torneo all’Aquila: battei Cobolli in semifinale e Gigante in finale”. Poi, a 13 anni, Darderi torna per restare, da solo.












