Per Luciano Darderi, l'oriundo del tennis italiano, l'uomo che viene, per citare un recente riferimento d'oltretevere, “dall'altra parte del mondo”, era difficile immaginare una partita con uno svolgimento siffatto: un inizio oltre le dieci e mezzo di sera, sul centrale del Foro italico, contro il 19enne spagnolo Rafael Jodar, futuro numero uno al mondo (ci arrischiamo nella previsione). Oltre tre ore di battaglia, una sospensione per “fumogeni” provenienti dalla finale di Coppa Italia all'Olimpico, specie di “vendetta” della Lega Serie A sulla federazione tennis al di fuori delle dispute da Tar. Un clima più sudamericano che tipicamente capitolino. In cui Luciano (pronunciato Lusiano), incollandosi un espresso dopo l'altro ai cambi di campo, è riuscito a emergere da vincitore dopo le due di notte. Mentre l'impianto a poco a poco si svuotava, (“noi annamo che domani c'avemo da lavorà”, “eh, io pure”). E a restare ad ammirare la sfida colpo su colpo c'erano, si fa per dire, pochi intimi: comunque migliaia di persone. Tra queste anche il ct della Nazionale di tennis maschile Filippo Volandri, uno che l'ha sempre apprezzato ma non l'ha ancora mai convocato, seduto accanto a Gino Darderi, padre e coach del Luciano ora in semifinale. Per la prima volta in un Master 1000.E dire che gli Internazionali di Darderi, martedì pomeriggio, erano sul punto di chiudersi al terzo turno, nel più banale dei modi: una sconfitta contro il numero tre al mondo Alexander Zverev. Quello che “tra Sinner, Alcaraz e me c'è una grande distanza. Ma anche tra me e tutti gli altri”. Dopo aver dominato il primo set il tedesco avrebbe avuto quattro match point per regalarsi i quarti con il baby prospetto (ma già molto solido) spagnolo. E invece di mezzo ci si è messa “la garra” di Darderi. Che ha rimontato, si è messo lì paziente a “remare” da fondo campo, aumentando l'aggressività quando ce n'era bisogno. E mostrando delle doti al volo che nessuno ricordava così sviluppate. Così il 6-0 rifilato al terzo set a Zverev è servito a lanciarlo nella partita di ieri che però, complice anche l'interruzione andata in scena in mondovisione (“che figura ce famo”) ha accarezzato toni ancora più epici. Argentini. Per l'appunto, da telenovela. Con la differenza che contro Jodar il nostro i due match point annullati li avevi dovuti subire, nel secondo set. Al che, assecondando il karma, c'era già chi era pronto a scommettere che alla fine avrebbe perso.E invece no, questo ragazzo di 26 anni nato e cresciuto a Villa Gesell, in provincia di Buenos Aires, ma col nonno originario di Fano, ha pensato che per i “pochi intimi” che erano rimasti a guardarlo, sotto a temperature più da Patagonia che da Mar-del plata, doveva continuare a provarci. E così nel secondo gioco del terzo parziale, dopo un game durato più di 20 minuti, ha dato la spallata finale a un ragazzino che a quel punto non ne aveva più, tutto crampi e voglia di andare sotto allo spogliatoio. Prima di chiudere con un altro 6-0.La storia di Darderi è diversa da quella degli altri italiani che vanno componendo, settimana dopo settimana, la “valanga azzurra” del tennis. Con la famiglia, proprio in ragione delle proprie origini, all'età di 10 anni dall'Argentina si è trasferito ad Arezzo. Grazie anche (e soprattutto) alla federazione. Che lo ha aiutato molto in questo cambio di vita (come sta facendo con il fratello Vito Antonio, del 2008, anche lui nato con la racchetta in mano). Finora, da “oriundo”, era stato relegato al ruolo di terraiolo che al massimo può ammonticchiare tornei minori, in latinoamerica (ha vinto 5 trofei Atp). E seppur abbia raggiunto la posizione numero 18 al mondo, c'era chi ne metteva in dubbio la possibilità di vederlo su ben altri palcoscenici come i tornei 1000 sulla terra. Ora, contro il norvegese Casper Ruud, si gioca la possibilità di andare in finale nel torneo più importante in Italia. E dall'altra parte potrebbe trovarsi uno che, tra la fine dell'anno scorso e l'inizio di quest'anno, è stato il suo compagno di allenamenti. Se poi nel frattempo il Tar avrà deciso che il derby di Roma si gioca domenica mattina e i fumi del calcio staranno cercando ancora di invadere ancora una volta il rettangolo di terra rossa del Foro, beh lui sa già come si fa.
La folle notte sudamericana di Luciano Darderi, l'oriundo del tennis italiano
L'italo-argentino agli Internazionali d'Italia è stato protagonista di una partita "romanzo", tra sospensioni per il fumo della Coppa Italia e un finale a notte fonda "tra pochi intimi" (con i caffè nei cambi di campo per tenerlo sveglio). Una storia da tennis operaio (e latino)










