Intervistato a La Gazzetta dello Sport, la rivelazione degli Internazionali d'Italia, Luciano Darderi ha raccontato la sua storia, dall'infanzia fino alla folle partita contro Jodar a Roma

Sognava di diventare un giocatore professionista di tennis. Ora sta vivendo il momento più alto della sua carriera e vede da vicino la top 15 del ranking mondiale: «Sognavo questo momento da quando ero un ragazzino, ma ora che lo sto vivendo non mi sembra vero». A pronunciare queste parole è Luciano Darderi, la rivelazione degli Internazionali di Roma, durante un’intervista a La Gazzetta dello Sport. Nato nel 2002 a Villa Gesell, non distante da Buenos Aires, quando aveva dieci anni ha scelto la cittadinanza italiana, quella di suo nonno, originario di Fano ma trasferitosi in Argentina. Proprio a Roma, città in cui «mi sono trasferito da solo a 13 anni» ha messo a referto due imprese. Nel Foro Italico, in cui «da piccolo saltavo da un campo all’altro», prima ha sconfitto il numero 3 del mondo Zverev, poi ha battuto la promessa Jodar in una partita folle, interrotta a causa del fumo per i festeggiamenti della finale di Coppa Italia.

Gli inizi con il papà e il tatuaggio per la nonna

«Devo tutto a papà Gino. Nell’infanzia ha sostituito anche il ruolo di mia madre. Mi ha dato anche una racchetta e mi ha fatto da coach». Papà Gino è Luciano Enrique Darderi: un buon giocatore di categoria B e maestro di tennis. Se oggi Luciano è uno dei quattro tennisti italiani nella top 20 al mondo è anche e soprattutto merito suo: «Quando non potevamo permettercelo, dormivamo in auto per risparmiare, oppure lui raccoglieva gli snack rimasti a colazione per il pranzo e la cena. Mi ha sempre trasmesso l’etica del lavoro», racconta Darderi. Un’altra figura chiave è la nonna Elisa: «Mi dava la pensione di nascosto dal nonno, per pagare le spese degli allenamenti. L’unico tatuaggio che ho è dedicato a lei».