Un foglio spillato a una bozza di richiesta di archiviazione. Una decina di righe scritte a penna, annotate a margine senza firma né data, e un fascicolo “permanente” custodito in un reparto che non aveva alcuna delega investigativa sull’inchiesta. Sono tante le falle delle indagini sull’omicidio di Garlasco, emerse una dopo l’altra, mentre la procura di Pavia prova a ricostruire cosa accadde davvero nella prima inchiesta aperta su Andrea Sempio tra il 2016 e il 2017 e poi chiusa con l’archiviazione del trentottenne che oggi è di nuovo indagato con l’accusa di aver ucciso da solo Chiara Poggi.
Gli appunti sono stati trovati lo scorso ottobre all’interno di un fascicolo (aperto il 25 marzo 2017 quindi due giorni dopo l’archiviazione disposta dal giudice per le indagini preliminari), del Nucleo informativo dei carabinieri di Pavia, reparto che però - sottolineano gli investigatori - non aveva alcun titolo per gestire atti relativi a quell’indagine. All’interno c’erano il decreto finale, una bozza della richiesta di archiviazione con annotazioni manoscritte e un foglio spillato alla prima pagina contenente correzioni e integrazioni poi finite, quasi totalmente, nel testo definitivo depositato dai magistrati che all’epoca avevano in mano i fascicoli, Giulia Pezzino e Mario Venditti.










