Circa dieci righe scritte a penna, su un foglio. Un appunto, trovato a ottobre, all'interno di un fascicolo del Nucleo informativo dei carabinieri di Pavia, che non aveva la delega per le prime indagini del 2016-2017 a carico di Sempio per l'omicidio di Chiara Poggi a Garlasco. Appunti con correzioni a una bozza, anch'essa trovata là, della richiesta di archiviazione per il 38enne, poi «recepiti» nell'istanza definitiva degli allora pm. Per rintracciare l'autore delle annotazioni gli inquirenti hanno trasmesso gli atti alla Procura di Brescia che indaga nel filone sulla corruzione.

Nell'appunto si legge che «il presente procedimento», ossia quello di dieci anni fa, «trae origine da un esposto a firma» della madre di Alberto Stasi, arrivato il 20 dicembre 2016 «alla Procura generale presso la Corte d'Appello di Milano e da questa trasmesso per competenza territoriale a questa Procura», ossia Pavia. «In tale esposto - si legge - alla luce di talune investigazioni difensive affidate ad una società privata venivano segnalati indizi di colpevolezza per l'omicidio di Chiara Poggi a carico di soggetto diverso» da Stasi «nella specie in Andrea Sempio».

Da ciò che si capisce da alcuni atti depositati con la chiusura indagini, i pm pavesi a ottobre hanno dato delega ai carabinieri di cercare negli uffici del Nucleo informativo pavese se ci fossero documenti su Sempio, dopo aver scoperto che il 24 dicembre 2016, quando la prima inchiesta sull'amico del fratello di Chiara era stata aperta da un giorno, Maurizio Pappalardo, all'epoca comandante del Nucleo e di recente condannato per corruzione e stalking nel caso "Clean 2", avrebbe fotografato alcuni atti col telefono «dalla scrivania dell'allora procuratore aggiunto» Mario Venditti. E lo avrebbe fatto «dopo aver ricevuto insistenti messaggi che lo richiedevano in Procura da parte di Antonio Scoppetta», maresciallo dei carabinieri a Pavia.