Nel 2020, l'ex senatore repubblicano era stato sanzionato per alcune frasi sui diritti umani e l'indipendenza di Hong Kong. Ora che è a bordo dell'Air Force One, i cinesi hanno dovuto inventarsi un escamotage

Nell’entourage che accompagna Donald Trump nella sua visita a Pechino non poteva mancare il segretario di Stato, Marco Rubio. C’è solo un problema: Rubio è stato oggetto di sanzioni da parte della Cina e tecnicamente non potrebbe entrare nel Paese. Ma negare il visto a un segretario di Stato sarebbe stato uno sgarbo davvero troppo grosso nei confronti di Washington. Così, ricostruisce il Guardian, le autorità cinesi hanno optato per una soluzione curiosa: usare una traslitterazione del suo cognome. Non più Marco Rubio, ma Marco «Lubio».

Le accuse sui diritti umani e le sanzioni

Nel 2020, quando era ancora un semplice senatore, Rubio ha difeso con forza i diritti umani in Cina, che ha reagito imponendogli sanzioni in due diverse occasioni. In vista della missione Usa a Pechino, alcuni reporter hanno chiesto all’ambasciata cinese cosa sarebbe successo. «Le sanzioni prendono di mira le parole e le azioni del signor Rubio quando ricopriva la carica di senatore degli Stati Uniti in merito alla Cina», ha chiarito un portavoce.