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13 MAGGIO 2026
Ultimo aggiornamento: 13:06
Da Rubio a Lubio. Cambia una consonante ed ecco l’escamotage pensato da Pechino per permettere al segretario di Stato Usa di partecipare alla visita di tre giorni di Donald Trump nel Paese. Alla vigilia del viaggio si è sfiorato l’incidente diplomatico perché a Marco Rubio sarebbe impedito l’ingresso in Cina a causa di alcune sanzioni nei suoi confronti imposte proprio dal governo di Xi Jinping. Al politico di origine cubana, grazie a questo cambio di cognome in corsa, sarà però garantito l’accesso.
Già alla vigilia del viaggio di Trump, la Cina aveva dichiarato che non avrebbe impedito a Rubio di entrare nel Paese a bordo dell’Air Force One: “Le sanzioni prendono di mira le parole e le azioni del signor Rubio quando ricopriva la carica di senatore degli Stati Uniti in merito alla Cina”, ha spiegato il portavoce dell’ambasciata cinese Liu Pengyu. Nel 2020, l’attuale segretario di Stato aveva difeso con forza i diritti umani della minoranza musulmana degli Uiguri, una popolazione che la Cina trattiene, pur negando, in campi di lavoro forzato. Per questo, oltre a sostenere l’indipendenza di Hong Kong, era stato l’autore principale della legge che aveva imposto a Pechino dure sanzioni economiche. Nell’udienza al Congresso quando era senatore aveva definito la Cina un avversario senza precedenti per poi cambiare opinione una volta arrivato alla Casa Bianca. Rubio ha lentamente tralasciato i diritti umani per concentrarsi sulla costruzione di relazioni commerciali. Unica sbavatura agli occhi di Pechino in questo nuovo atteggiamento più favorevole al governo cinese, è stato quando l’anno scorso Rubio ha garantito al popolo di Taiwan che l’amministrazione Trump non avrebbe mai barattato la libertà dell’isola democratica in cambio di un accordo commerciale.









