La decisione della Commissione europea dopo la richiesta di oltre un milione di cittadini di imporre il divieto

Dopo la richiesta di oltre un milione di cittadini europei di vietare le pratiche di conversione per le persone lgbtqia+, la Commissione europea ha deciso di intervenire impegnandosi ad adottare nel 2027 una raccomandazione per esortare gli Stati membri a introdurre il divieto. «Queste pratiche non hanno posto nella nostra Unione. L’Ue è orgogliosa di essere al fianco della comunità Lgbtqia+ e ribadisce la sua visione di un’Unione di uguaglianza, un luogo in cui tutti possano vivere liberamente, apertamente e autenticamente», ha dichiarato la presidente Ursula von der Leyen. La raccomandazione, accompagnata da ulteriori misure di supporto, sarà definita attraverso un confronto strutturato con gli Stati membri e terrà conto anche dell’analisi approfondita attualmente in corso sulle pratiche di conversione, i cui esiti sono previsti per l’inizio del 2027. Va precisato, però, che le raccomandazioni dell’Ue non sono giuridicamente vincolanti per i Paesi.

Cosa sono le pratiche di conversione e dove sono vietate

Le pratiche di conversione sono tutti quei tentativi, spesso religiosi, di modificare forzatamente l’orientamento sessuale o l’identità di genere di una persona. L’Onu e le principali organizzazioni internazionali le classificano come forme di tortura e trattamenti crudeli. Al momento, solo otto Paesi vietano le pratiche di conversione. Si tratta di Belgio, Cipro, Francia, Germania, Grecia, Malta, Portogallo e Spagna. In Italia non esiste ancora una legge specifica. Le pratiche di conversione, però, sono considerate contrarie ai codici deontologici di medici e psicologi, con possibili sanzioni disciplinari fino alla sospensione o alla radiazione dagli albi professionali.