Home » Diritti » La Commissione UE agli Stati membri: vietare le pratiche di conversione di genere

La commissaria UE per la Parità, la Preparazione e la Gestione delle Crisi, Hadja Lahbib durante il punto stampa in risposta all'iniziativa dei cittadini europei (ICE) "Vietare le pratiche di conversione nell'Unione europea". Crediti: Commissione europea

Bruxelles – “Non c’è niente da curare e nessuno da cambiare. Non si può cancellare l’identità di una persona“. Lo ha dichiarato oggi (13 maggio) la commissaria europea per la Parità, la Preparazione e la Gestione delle Crisi, Hadja Lahbib, in risposta all’iniziativa dei cittadini europei ‘Vietare le pratiche di conversione nell’Unione europea‘. Erroneamente presentate come “terapie”, le pratiche di conversione comprendono atti come manipolazioni mentali e fisiche, indottrinamenti, interventi medici etc. e puntano ad alterare l’orientamento sessuale, l’identità e l’espressione di genere delle persone LGBTQIA+. Secondo un rapporto dell’Agenzia europea per i diritti fondamentali (FRA), il 24 per cento delle persone LGBTQIA+nell’Unione ha subito tali pratiche, una cifra che raddoppia per donne e uomini trans.

‘Vietare le pratiche di conversione nell’Unione europea‘ è un’Iniziativa dei cittadini europei (ICE) che propone il divieto giuridico vincolante delle pratiche di conversione dirette ai cittadini LGBTQIA+ nell’Unione europea. Depositata il 17 novembre 2025, l’iniziativa ha all’attivo un totale di 1.128.063 firme verificate. Da quel momento, la Commissione disponeva di sei mesi per emettere una risposta formale. Che è arrivata oggi (13 maggio) per bocca di Lahbib.