Mai Benito Mussolini era stato visto così da vicino e raccontato così nel suo intimo - personale e politico - da nessuno di coloro che l’avevano frequentato. Perché mai nessuno di quelli che pure hanno trascorso del tempo con lui, a volte molto, gli erano stati davvero “intimi”. La moglie Rachele, che negli anni Cinquanta scrisse un suo memoriale, la figlia Edda, anche lei autrice di un libro, i gerarchi sopravvissuti al dopoguerra, l’autista, il maggiordomo, il segretario particolare, tutti via via dediti a vergare il proprio personale tomo di memorie.

C’è una persona che più di ogni altra è stata “unita” all’ex dittatore, all’uomo che per vent’anni privò l’Italia della libertà, e quella persona fino a ora non aveva mai parlato. È Margherita Sarfatti, giornalista, scrittrice, organizzatrice culturale di origine ebrea, che intrattenne una lunga e strettissima relazione sentimentale e intellettuale con il duce, cosa che nessuna delle tante amanti del capo del fascismo era riuscita a fare, e che adesso ci parla attraverso un memoriale-biografia di Mussolini, scritto nel 1947 e finora mai uscito in Italia. È il celeberrimo “My Fault, Mussolini as I knew him” che Margherita propose invano subito dopo la guerra ad alcuni editori newyorkesi e che dopo quei rifiuti fu riposto in un cassetto, dal quale esce oggi per la prima volta per Paesi Edizioni (252 pagine, 20 euro) e che da venerdì 8 maggio è in libreria con il titolo di “È colpa mia. Mussolini come l’ho conosciuto”.