«Che mi disse? Mi colmò di silenzio. Un melanconico silenzio di chi s’è impigliato in una rete e non sa più come uscirne. Io gli esposi la situazione morale in cui s’era posto Mussolini considerato un assassino dalla maggioranza degli italiani, l’avversione spontanea del paese verso il regime ormai screditatosi con il delitto Matteotti, le speranze che il popolo nutriva per un intervento della Corona. Lui mi ascoltava, guardandomi con un’aria di cane frustrato. (...) Gli dissi che mettevo a sua disposizione, per un eventuale colpo di Stato, il fior fiore dei miei ufficiali e gli alpini più risoluti. Abbozzò un sorriso, ma non mi rispose...».