Èbastato che si spargessero le prime notizie sull’infezione da hantavirus, il nuovo “flagello globale” stavolta causato dai topi, che a tutti è parso di rivedere un film purtroppo già vissuto. Tutto sommato abbastanza lontano nel tempo, ma così lacerante per la vita e la coscienza civile collettiva che la ferita ha impiegato pochissimo tempo a riaprirsi.

Gli effetti di questo giro d’orologio al contrario non hanno tardato a manifestarsi. Il primo è stato il massiccio ritorno in tv di tutti quegli infettivologi diventati così familiari in epoca Covid, che, come quando si scoperchiano le tombe e risorgono i morti - con tutto il rispetto per la loro onoratissima scienza - in un batter d’occhio hanno ripreso a popolare talk e tg. Qualcuno aveva un capello bianco in più, qualcuno era appena appena ingrassato o aveva cambiato pettinatura, ma insomma erano loro.

Il secondo effetto è stato il ricomparire delle prime polemiche stile sei anni fa, proprio di questi giorni, quando in un batter d’occhio l’Italia e il mondo precipitarono nell’incubo, fino ad allora mai vissuto, della pandemia globale. Per adesso tutto è rimasto abbastanza sotto controllo perché nessuno parla di vaccini, di misure di profilassi collettiva, di mascherine, ma insomma come in una partita di Risiko gli schieramenti hanno iniziato a posizionare le proprie truppe. Non si sa mai.