"Nucleare sostenibile? Assolutamente no, e nemmeno si può parlare di indipendenza dall’estero”. E’ l’allarme lanciato dall’on. Patty L’Abbate (M5s), vicepresidente della commissione Ambiente, in un comunicato stampa piuttosto fantasioso di cui recuperiamo tutti i passaggi, perché meritano. L’Abbate esordisce con “Abbiamo uranio nel sottosuolo? Non mi sembra”. Le sembra male, in Italia ci sono riserve stimate in 6.100 tonnellate di Uranio. Non è molto, ma probabilmente se si decidesse di cercarlo se ne troverebbe dell’altro (l’Uranio è 40 volte più abbondante dell’Argento). “E l’uranio che arriva dal Canada o dal Kazakistan con mezzi di trasporto a combustibile fossile, come aerei o navi comportano un enorme emissione di CO2 dovuti al trasporto”. Il trasporto emette circa 1,3 tonnellate di CO2 per tonnellata di combustibile nucleare pronto all’inserimento nel reattore. Siccome una tonnellata di Uranio arricchito al 4 per cento genera circa 350 GWh di elettricità, l’enorme emissione dovuta al trasporto è di 3,8 interessantissimi milligrammi di CO2 per kWh. I pannelli solari, di cui il M5s è promotore, prodotti in Cina vengono trasportati in Italia con gli stessi mezzi dell’Uranio canadese; con la differenza che il trasporto dei pannelli solari dalla Cina ha un impatto 160 volte superiore a parità di energia prodotta.“Per non parlare della CO2 di estrazione dell’uranio”. Invece parliamone: il fabbisogno per una flotta di reattori in grado di fornire il 60 per cento del fabbisogno italiano ammonterebbe a 5.400 tonnellate di Uranio grezzo all’anno. Assumendo una concentrazione del minerale bassa (1 per cento) e 25 kg di CO2 emessi per tonnellata di materiale movimentato, otteniamo un gran totale di 13.500 tonnellate di CO2, che divise per l’energia prodotta fanno 70 milligrammi di CO2/kWh. Più realisticamente, visto che le miniere canadesi hanno concentrazioni di minerale molto alte (15 per cento), l’impatto dell’estrazione sarebbe dalle parti dei 4,6 milligrammi/kWh. Per ottenere lo stesso ammontare di energia col fotovoltaico servirebbero 300.000 tonnellate di pannelli all’anno (supponendo una durata di 25 anni), pari a 1,1 milioni di tonnellate di roccia movimentata. L’intensità carbonica resta comunque bassa, circa 100 milligrammi di CO2/kWh, ma comunque da 1,4 a 20 volte superiore a quella del nucleare.“Poi dobbiamo considerare la quantità di acqua utilizzata, anche in questo caso considerando la siccità in aumento, come possiamo attivare sul territorio altri impianti che sottraggono l'acqua necessaria all'agricoltura, già sacrificata”. Se vuole possiamo considerarla, ma tocca far notare che i condensatori di una centrale nucleare possono essere raffreddati con acqua salata e che l’Italia è una penisola. I circuiti primario e secondario invece sono chiusi quindi ricircolano sempre la stessa acqua e non richiedono prelievo dall’ambiente. Anche le centrali site in prossimità di bacini d’acqua dolce e dotate di torri evaporative restituiscono quasi tutta l’acqua: quando si attiva la torre, il prelievo si riduce del 97 per cento e solo il 40 per cento della rimanenza viene effettivamente fatto evaporare. Le centrali nucleari necessitano di acqua, ma non la sequestrano dall’ambiente.“Solo queste due osservazioni basterebbero a far capire a questo governo di fermarsi e non procedere con un passo che comporta solo ulteriori costi sulle spalle di cittadini e imprese. Un’energia che se siamo bravi possiamo avere fra 50 anni, ma da ora si inizia a pagare”. In virtù del fatto che i reattori più lenti costruiti negli ultimi decenni in Europa hanno impiegato 15-17 anni, il numero 50 da dove arriva? Dato che stiamo lavorando di fantasia, a questo punto 50 non sono pochi? Io direi almeno 70. Magari 100. Vabbè dai facciamo 150 e non ci pensiamo più.“Le bollette aumenteranno, ovvio, e non sarà risolto il problema della povertà energetica”. Trovo davvero importante che la deputata L’Abbate si preoccupi dell’impatto del nucleare sulle bollette dei cittadini, è sicuramente un’evoluzione notevole verso l’austerità austriaca da parte di chi fino a ieri sosteneva che si potesse fare tutto con la spesa pubblica a debito. Mi sentirei comunque di tranquillizzare l’onorevole: anche a un prezzo di 10 miliardi di €/GW, il nucleare resta più conveniente rispetto ai 2,5 GW di fotovoltaico residenziale installati “graduidamende” con il Superbonus. Glielo garantisco.Luca Romano, fisico e divulgatore
Uranio, CO2 e M5s. I surreali argomenti dell’on. L’Abbate
Con le dichiarazioni della vicepresidente della commissione Ambiente contro il nucleare si fermano anche le rinnovabili









