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20 APRILE 2026

Ultimo aggiornamento: 18:50

È utile dirlo con le parole dell’ex ministro dell’Ambiente – oggi vicepresidente della Camera dei Deputati – Sergio Costa: “A uno shock energetico che le imprese stanno pagando oggi, il governo risponde con una promessa lunga un quarto di secolo”. Le risposte a cui si riferisce sono state date, in diverse occasioni, negli ultimi giorni dal ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin. Non ha messo sul tavolo grosse novità ma ha ribadito annunci e misure con chiari limiti in termini di efficacia e tempismo nel contrastare l’aumento dei prezzi di bollette e carburante e il rischio sugli approvvigionamenti dell’energia. Le tematiche principali su cui è utile fornire approfondimenti e contesto sono tre: ritorno del carbone, lentezza delle rinnovabili e necessità del nucleare.

“Se il gas supera i 70 euro al megawattora potrebbe rendersi necessario riattivare le centrali a carbone” ha detto il ministro parlando a La Stampa. Con l’ultimo decreto Bollette, il cosiddetto phase-out definitivo dal carbone è stato spostato al 2038, superata la scadenza del 2025. Due centrali sono state lasciate in “stand-by” proprio nell’ottica di doverle riattivare. Problema: esperti e think tank rilevano come le centrali potrebbero non essere in grado di fornire elettricità a un prezzo inferiore al già elevato prezzo del gas anche perché il loro mantenimento al 2038 introduce un costo ulteriore al sistema elettrico (stimato attorno ai 100 milioni di euro l’anno). “Seguire la logica di un ritorno al carbone – spiega ad esempio ECCO – significa ignorare la specificità del sistema elettrico nazionale che ha già ‘comprato’ la sicurezza tramite il capacity market e che necessita solo di stabilità normativa per sbloccare gli investimenti in rinnovabili, reti e accumuli e accelerare la transizione per uscire dal gas”. Inoltre, l’inclusione di questa norma all’interno di un decreto che chiede all’Europa di permettere al sistema elettrico italiano di bypassare il meccanismo ETS per la produzione a gas, è un altro problema. “Il phase-out del carbone nel sistema termoelettrico italiano rappresenta infatti la misura più significativa di riduzione delle emissioni di CO2 ed è quindi direttamente legato all’incidenza delle quote ETS nella formazione dei prezzi”. In estrema sintesi, le quote Ets sono permessi negoziabili dell’UE che consentono alle aziende di emettere – con un costo C02. E quei costi, se aumentano, devono ovviamente essere pagati.