Serhii Lykhomanov ha cambiato carcere almeno cinque volte da quando è stato arrestato dai russi in Crimea, nel dicembre del 2023. Ogni trasferimento rende più difficile capire dove si trovi davvero, in che condizioni viva, se riceva cure mediche, se le lettere dei familiari gli arrivino oppure no. In alcuni momenti la famiglia ha perso completamente le sue tracce per settimane. Altre volte è riemerso dentro una prigione russa a migliaia di chilometri da casa. Simferopol, Rostov, Taganrog, la cartografia carceraria si allunga continuamente. «Purtroppo oggi non esistono meccanismi efficaci per il ritorno dei civili ucraini detenuti dalla Federazione Russa», dice a Linkiesta Tatiana Zelena, sorella di Serhii e rappresentante dell’associazione Civili Liberi. «Alcuni sono stati condannati illegalmente, altri non sono nemmeno stati formalmente accusati, altri ancora risultano scomparsi». Secondo l’Ufficio del Difensore Civico dell’Ucraina, si tratterebbe di circa sedicimila persone.

Serhii Lykhomanov è un ex ufficiale ucraino originario della regione di Poltava. Dopo il pensionamento era andato a vivere a Sebastopoli, in Crimea. Aveva lasciato il servizio militare nel 2007. Viveva con la famiglia in un piccolo appartamento. Il 27 dicembre 2023 uomini armati dell’Fsb hanno fatto irruzione in casa sua all’alba. Durante la perquisizione nell’appartamento c’erano anche i figli minorenni. Gli agenti hanno sequestrato telefoni e computer, poi lo hanno portato via. Per quasi due mesi la famiglia non ha saputo dove fosse.