DAL NOSTRO INVIATO KIEV «Ce ne sono anche qui, ragazzi… State più attenti!». «Dove?».«Ne abbiamo preso uno, lì intorno ne girano altri tre». Coi suoi uomini, via radio, il comandante dell’unità russa li chiama «khokhol», i ciuffi: un dispregiativo che definisce i cosacchi del Dnipro. O anche «ukrop», le erbacce ucraine. Ma per dire una cosa soltanto: «Ci sono tre khokhol che strisciano verso ovest, sono dei 300», numero in codice che indica il soldato ferito. «Che ne facciamo, capo?». «Nella tua situazione, non farli prigionieri: eliminali». «Adesso?». «Sì. Abbiamo già preso un fottuto prigioniero, ma gli altri, no: sono feriti, eliminateli. Non dovete esporvi voi, per trascinare nel rifugio loro…».