Se a Bruxelles ci fosse stata, e magari anche ora ci fosse, un’Europa capace di scommettere davvero sulle proprie forze e sul proprio futuro, se in Europa ci fosse ancora un governante convinto che la politica, quando si presenta l’occasione, deve essere anche capace di gettarsi alle spalle la normale amministrazione e aprirsi ai disegni più audaci, allora questa Unione europea avrebbe capito la straordinaria occasione che la storia le stava offrendo. Ma che ancora oggi le offre. Mi riferisco alla coincidenza tra due fatti: da un lato la guerra scatenata dall’aggressione russa all’Ucraina e dall’altra la decisa politica isolazionista della presidenza Trump, intrisa di simpatia per Putin e di ostilità verso quelli che fino a poco tempo fa erano i fedeli alleati degli Stati Uniti da questa parte dell’Atlantico. Una coincidenza con molti aspetti assai negativi ma che in realtà ha aperto al progetto europeista una straordinaria occasione. Mi spiego.
Washington non ha mai amato tale progetto. Per ovvie ragioni: un’Europa politicamente unita non può che rappresentare un ostacolo al vassallaggio politico-militare in cui il nostro continente si è trovato nei confronti degli Usa a partire dal 1945. D’altra parte, tuttavia, senza il sostegno militare degli Usa la presenza incombente della Russia sulla restante parte d’Europa, di una Russia sempre nemica della libertà, era troppo evidente e minacciosa perché i Paesi del continente potessero pensare di contrastarla da soli.






