Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano
Ultimo aggiornamento: 21:09
Questo articolo è gratis.
Per leggerne altri, ricevere le newsletter e avere libero accesso ai contenuti scelti dalla redazione
La Corte costituzionale ha dichiarato inammissibile la richiesta di Lam Magok Biel Ruei, richiedente asilo sud-sudanese e vittima di Osama Almasri, di intervenire nel giudizio sulla questione sollevata dalla Corte d’Appello di Roma a seguito della scarcerazione del generale libico. I giudici romani sostengono l’incostituzionalità della legge di attuazione dello Statuto di Roma, che regola i rapporti tra l’Italia e la Corte penale internazionale, nella parte in cui non consente ai magistrati italiani di adempiere alle richieste dell’organismo senza la collaborazione del ministro della Giustizia: proprio quello che è mancato nel caso Almasri, portando alla liberazione – e al successivo rimpatrio con volo di Stato – del capo del carcere di Mitiga a Tripoli, ricercato per torture e crimini contro l’umanità. Il processo di fronte alla Cpi, quindi, non si è mai potuto tenere; pochi mesi dopo, lo scudo parlamentare ha impedito anche di perseguire i responsabili politici della scarcerazione, i ministri Carlo Nordio e Matteo Piantedosi e il sottosegretario Alfredo Mantovano. A Lam Magok, picchiato e torturato da Almasri a Mitiga, rimaneva quindi solo un giudizio in cui far valere le sue ragioni di persona offesa: quello di fronte alla Consulta, a cui ha chiesto di essere ammesso in vista dell’udienza in programma il 18 maggio. Ma la Corte ha respinto la sua istanza, affermando “che non intercorre alcun nesso di immediata inerenza tra l’oggetto del giudizio e la posizione soggettiva” del migrante.






