Il caso Almasri è senza fine.
La settimana si aprirà con nuove tappe sulla vicenda che ha scatenato polemiche politiche per l'affaire legato al generale libico accusato di torture e stupri dalla Cpi, arrestato in Italia oltre un anno fa e poi subito rimpatriato con un aereo dei servizi. A pronunciarsi stavolta sarà la Consulta, che si riunirà domani in camera di consiglio dopo che Lam Magok - presunta vittima di Almasri - ha chiesto di essere ammesso nel giudizio davanti alla Corte costituzionale, affinché sia valutata la legittimità della normativa italiana che impone al procuratore generale di attendere il parere del ministro della Giustizia prima di dare seguito alle richieste della Corte penale internazionale. La decisione arriverà probabilmente nel mese di aprile mentre l'udienza pubblica sul merito è fissata per il prossimo 18 maggio.
"Questa è l'ultima chance di Lam dopo che, un pezzo alla volta, gli è stato precluso ogni spazio di tutela giuridica: prima dal governo, che ha impedito l'instaurazione del processo internazionale, rifiutandosi di consegnare il torturatore alla Corte Penale dell'Aja, poi dal Parlamento italiano, impedendo la celebrazione del processo nei confronti dei ministri Piantedosi e Nordio e del sottosegretario Mantovano, grazie al voto in aula con cui la maggioranza ha negato l'autorizzazione a procedere nei loro confronti", spiegano i legali del migrante, Francesco Romeo di Baobab Experience e Antonello Ciervo, secondo i quali dalla decisione della Consulta dipende "il futuro di Lam: se la legge di attuazione dello Statuto di Roma sarà ritenuta valida, potrà contestare la mancata consegna del suo carnefice. Se sarà dichiarata incostituzionale, non potrà farlo".







