L'assunzione di farmaci antinfiammatori non steroidei nel primo trimestre di gravidanza non è associata a un aumento del rischio di gravi malformazioni congenite. È quanto indica uno studio guidato da Sharon Daniel della Ben-Gurion University of the Negev e dei Clalit Health Services in Israele, pubblicato sulla rivista PLOS Medicine. La ricerca ha analizzato oltre 264 mila gravidanze singole registrate nel Southern Israeli Pregnancy Registry, valutando l'uso di farmaci come ibuprofene, diclofenac e naprossene nelle prime settimane di gestazione. Dolore e febbre sono condizioni frequenti nelle fasi iniziali della gravidanza e le opzioni terapeutiche considerate sicure sono limitate. Negli ultimi anni alcuni studi avevano sollevato dubbi sulla sicurezza del paracetamolo, mentre le evidenze relative ai farmaci antinfiammatori non steroidei, i cosiddetti NSAID, erano rimaste incerte.

L’analisi dei dati di oltre 264mila gravidanze

Per chiarire il quadro, il team israeliano ha utilizzato i dati del Southern Israeli Pregnancy Registry, analizzando 264.858 gravidanze avvenute tra il 1998 e il 2018. Tra queste, 20.202 donne, pari al 7,6 per cento, avevano assunto NSAID durante il primo trimestre. I farmaci più utilizzati erano ibuprofene, assunto dal 5,1 per cento delle donne, diclofenac dall'1,6 per cento e naprossene dall'1,2 per cento. I ricercatori hanno identificato le principali malformazioni congenite attraverso dati clinici, ricoveri ospedalieri e registrazioni di interruzioni di gravidanza. L'analisi statistica ha inoltre corretto i risultati considerando numerosi fattori materni e ostetrici, tra cui età, etnia, diabete, obesità, uso di acido folico e motivazioni cliniche per l'assunzione dei farmaci.