Hantavirus e Covid, due patogeni diversi, che penetrano in modo differente nel nostro organismo e meccanismi differenti d’azione. Ma entrambi possono colpire duro, portando anche alla morte. Riconoscerli non è facile per chi si ammala, e il pericolo che nascondono nel loro modo di agire spesso viene mimetizzato da sintomi che in un primo momento sembrano molto simili a quelli di un’influenza, o persino banali come quelli di un raffreddore. Poi però sono in grado di far precipitare le cose e trasformare sintomi lievi in malattia grave. Ai polmoni soprattutto.

Se il microbiologo Andrea Crisanti, di fronte ai contagi da hantavirus si dice tranquillo, e sostiene: “Lo conosciamo da tantissimo tempo. Esiste in tre varianti, e la più contagiosa è quella sudamericana. È una malattia pericolosa, ma ha una contagiosità molto bassa”, c’è chi, come Francesco Vaia, ex direttore della Prevenzione del ministero della Salute ed ex Dg dell'Inmi Spallanzani, tanto tranquillo non è.

“Siamo abbastanza pronti – spiega Vaia – , forse un po’ meno sulla prevenzione futura che è un atto individuale, ma anche di sistema. Non si tratta di essere allarmisti, ma forse la nostra società ha bisogno di adeguarsi a quello che avviene. Abbiamo imparato la lezione del Covid? Io dico di sì, le pratiche di igiene come lavarsi le mani spesso sono diventate abitudini, però oggi c'è bisogno di un passo in più”. Quindi hantavirus e Covid stanno di fronte a noi come un monito: pericolosi e mai disinnescati. Ma in che cosa sono diversi?