Diffamazione aggravata e stalking: queste le ipotesi di reato alla base delle querele presentate dalla famiglia Poggi alla procura di Milano nei confronti di chi, in tutta Italia, ha "insistito su argomenti usciti dalla fantasia più assoluta andando a incidere sulla vita delle singole persone". A livello mediatico, la discussione sul delitto di Garlasco, ovvero l'uccisione della 26enne Chiara Poggi nella villetta di famiglia il 13 agosto 2007, si è fatta sempre più accesa dopo che la procura di Pavia ha riaperto l'inchiesta l'anno scorso, indagando Andrea Sempio, amico del fratello della vittima.

La famiglia di Chiara, quindi, ha deciso di tutelarsi di fronte a decine di persone tra hater, youtuber e giornalisti, che hanno sparato le ipotesi più deliranti sul caso. Qualcuno ha addirittura ipotizzato la loro intenzione di "coprire" il nuovo indagato perché amico del loro altro figlio, Marco Poggi. Una follia. I genitori, Giuseppe e Rita Preda, e il fratello Marco "hanno vissuto malissimo, era aggrediti senza possibilità di replica come succede in queste trasmissioni online dove non c'è un reale contraddittorio e che sono talmente tante che diventa impossibile seguirle", ha spiegato il loro avvocato, Gian Luigi Tizzoni.