PADOVA - Ogni mattina esce dal carcere Due Palazzi, dove sta scontando l'ergastolo, e va a lavorare per una cooperativa sociale a Padova. Si svolge infatti nella città del Santo la semilibertà di Alberto Savi, ex poliziotto oggi 61enne che con i fratelli Roberto e Fabio fu a capo della banda della Uno bianca.

La sanguinosa vicenda della banda criminale - che tra il 1987 e il 1994 in Emilia Romagna e nelle Marche fu responsabile di oltre cento episodi criminali e 24 omicidi - è tornata alla ribalta perché la Procura di Bologna ha recentemente avviato una nuova inchiesta e sta conducendo accertamenti anche sulla recente morte di Pietro Gugliotta.

In questo ambito è emersa quella che è oggi la quotidianità di Alberto Savi, il più giovane dei tre fratelli a capo del sodalizio criminale che come Roberto e Fabio (e il complice Marino Occhipinti) fu condannato all'ergastolo dopo gli arresti nel 1994. Alberto Savi sconta la condanna nel carcere padovano Due Palazzi e ha intrapreso un programma di reinserimento sociale. Dal 2017 gode di permessi, concessione che già all'epoca scatenò le ire dei parenti delle vittime. Il 61enne è ora in regime di semilibertà, ossia può lasciare il penitenziario durante il giorno (facendovi rientro per la notte) per lavorare. Lo fa per conto della cooperativa sociale di Padova "All'opera", fondata da due ex detenuti. Secondo quanto riporta Il Resto del Carlino, nonostante Savi goda della stima degli altri lavoratori e dei vertici della coop, qualche mese fa si era visto sospendere la semilibertà dopo essere risultato positivo a un test tossicologico (alcol/stupefacenti). In seguito sarebbe invece emerso che i risultati del test erano errati, motivo per il quale il beneficio è poi stato ripristinato.