VENEZIA - I due presidenti chiacchierano dentro “Il fienile”, podcast ambientato in un pagliaio. «Ti abbiamo sbloccato un ricordo», dice Luca Zaia a Pietrangelo Buttafuoco, «veneziano di cuore e siciliano di sangue», che infatti confida: «Vengo dall’entroterra della Sicilia, da Agira e da Leonforte, in quel bel mezzo dove l’unico mare è il grano. Il mio primo ricordo è proprio l’asino con il grano: accompagno mio padre a bordo dell’Austin nella campagna, nel momento in cui viene sfrantumata la spiga e l’asino cammina».
Comincia così una conversazione di 71 minuti, per quasi un terzo dedicati alle polemiche sulla Biennale di Venezia, in cui spicca lo sdegno per le critiche alla presenza della Russia, fin dalla lettera dei 22 ministri europei: «È quella idea dell’istituzione ridotta al rango di una fureria, dove tu pensi di poter comandare con i rutti».
Ascoltando l'intera puntata "Il saracino", omaggio all'incontro con l'Islam di Buttafuoco (che difatti Zaia ad un certo punto chiama "Giafar", il suo nome arabo), si capisce che quelle parole non sono rivolte al ministro Alessandro Giuli, che del resto non viene menzionato. Nella prima parte l'intellettuale racconta molto di sé: il regalo dei genitori per la maturità classica («Le opere complete di Nietzsche, ce l'ho sempre con me questo bellissimo ammasso di libri»); le variegate esperienze da giornalista («Troppe testate, ho dovuto seguire questo periplo perché non ero potabile»); il digiuno nel Ramadan («Non fa perdere chili, non è penitenza, ma disciplina»); l'amore rabbioso per la «buttanissima Sicilia» con la sua barocca autonomia («Tutto quello che servirebbe qui al Nord, da noi non funziona»); la convinzione che Zaia ne sarebbe potuto diventare il governatore («Hai una capacità di fare politica che è decisamente nuova»).







