Spettri pandemici"Se si fosse imparato qualcosa dal periodo del Covid, la Sanità sarebbe stata messa al centro di una grande opera di rinnovamento, con grandi investimenti. Invece il governo Meloni ci ha messo tre anni e mezzo per redigere un piano pandemico rimasto incompleto, per esempio rispetto al monitoraggio e censimento dei laboratori e all’azione delle singole regioni. Scoppiasse domani una pandemia, il paese sarebbe pronto?", dice Zampadi14 MAG 26Roma. Una circolare di contenuto severo sulla minaccia Hantavirus, ma di forza relativa (non di legge). Un dire senza dire, mentre il fantasma del peggioramento della situazione, non evocato formalmente, spunta dietro alle rassicurazioni del ministro della Salute Orazio Schillaci: questo non è il Covid, conosciamo questo virus. Fatto sta che ora la destra, destra che sulla gestione della pandemia da parte governo rosso-giallo non ha lesinato critiche, e anzi ha messo in piedi una Commissione parlamentare d’inchiesta sul Covid-19, deve porsi sottotraccia non soltanto l’interrogativo “che fare se la situazione peggiora?” (i medici sono preoccupati: “Il sistema non reggerebbe una nuova pandemia”, dice il sindacato Anaao), ma anche spiegare perché si sia usato lo strumento della circolare, colmandolo però di indicazioni rigorosissime. La senatrice dem Sandra Zampa – che al Ministero della Salute è stata sottosegretaria (con Roberto Speranza ministro), e proprio nei giorni del terrore e della scoperta di un virus di cui non si sapeva nulla, oggi vorrebbe porre al governo Meloni qualche domanda. Per esempio: “Perché il piano pandemico non è stato ultimato in tutte le sue parti?”. “Premesso che al momento la situazione ai tempi del Covid e quella attuale non sono paragonabili, fortunatamente”, dice Zampa, “questo non cancella la perplessità di fronte all’assenza di una struttura atta a intervenire tempestivamente in caso di necessità”. Alla luce della dolorosa esperienza del Covid si sarà pure imparato qualcosa. “Non mi pare. Se si fosse imparato qualcosa, la Sanità sarebbe stata messa al centro di una grande opera di rinnovamento, con grandi investimenti. Invece il governo Meloni ci ha messo tre anni e mezzo per redigere un piano pandemico rimasto, come dicevo, incompleto in più parti, per esempio rispetto al monitoraggio e censimento dei laboratori e all’azione delle singole regioni. Scoppiasse domani una pandemia, il paese sarebbe pronto? Non mi pare, se non per il fatto che oggi si sa quali sono le cose che presumibilmente vanno fatte”. Altra domanda di Zampa: “In questi anni si è agito sul fronte delle scorte di mascherine necessarie? E perché il piano pandemico, passato dalla conferenza Stato-regioni, si è arenato proprio sui territori? La risposta è: perché il centrodestra ha paura di toccare un tema su cui ha cercato di lucrare politicamente, promettendo agli elettori che non avrebbe mai preso decisioni simili a quelle prese durante il Covid. Salvo poi, come oggi, e per fortuna, ripeto, vedersi costretti ad ascoltare organismi internazionali e scienziati. Ma se gli scienziati, in caso di aggravamento del quadro, dovessero dare indicazioni stringenti, loro che cosa farebbero?”. Oggi l’aria sembra diversa, per il centrodestra, in questo senso. “Nessuno di noi, allora, si è svegliato una mattina pensando ‘mi piacerebbe chiudere l’Italia’. Abbiamo preso decisioni politicamente molto sofferte, ma con la consapevolezza che la scienza stava dando indicazioni che non potevano essere disattese. Tantoche i procedimenti giudiziari relativi a quel periodo sono caduti nel vuoto. E la Commissione Covid è nata proprio per processare politicamente quello che i tribunali hanno archiviato”. Alla luce dell’esperienza di quegli anni, che cosa si dovrebbe fare oggi? “Quello che va fatto andava fatto prima. Non c’è un allarme, non c’è un’emergenza, ma è chiaro che la situazione dev’essere seguita con serietà. Per fortuna, ribadisco, il governo oggi si rivolge alle persone titolate a esprimere indicazioni, le stesse a cui ci siamo rivolti noi, cioè agli scienziati”. Tra le righe delle dichiarazioni ufficiali si percepisce però una punta di ansia: l’incubazione di questo virus è lunga. “Si stanno cercando le risposte presso la scienza, e meno male, ma le domande andrebbero poste al governo: se arrivasse un grande allarme, con indicazione conseguente di misure impopolari, che cosa farebbe Giorgia Meloni?”.Marianna Rizzini è nata e cresciuta a Roma, tra il liceo Visconti e l'Università La Sapienza, assorbendo forse i tic di entrambi gli ambienti, ma più del Visconti che della Sapienza. Per fortuna l'hanno spedita per tempo a Milano, anche se poi è tornata indietro. Lavora al Foglio dai primi anni del Millennio e scrive per lo più ritratti di personaggi politici o articoli su sinistre sinistrate, Cinque Stelle e populisti del web, ma può capitare la paginata che non ti aspetti (strani individui, perfetti sconosciuti, storie improbabili, robot, film, cartoni animati). E' nata in una famiglia pazza, ma con il senno di poi neanche tanto. Vive a Trastevere, è mamma di Tea, esce volentieri, non è un asso dei fornelli.
Destra allo specchio su Covid e Hantavirus. Parla la dem Zampa
"Se si fosse imparato qualcosa dal periodo del Covid, la Sanità sarebbe stata messa al centro di una grande opera di rinnovamento, con grandi investimenti. Invece il governo Meloni ci ha messo tre anni e mezzo per redigere un piano pandemico rimasto incompleto, per esempio rispetto al monitoraggio e censimento dei laboratori e all’azione delle singole regioni. Scoppiasse domani una pandemia, il paese sarebbe pronto?", dice Zampa















