Questo è un articolo del numero de Linkiesta Etc dedicato al tema della tecnologia delle emozioni, in edicole selezionate a Milano e Roma, e negli aeroporti e nelle stazioni di tutta Italia. E ordinabile qui.
Wrecked Diner, Ford Ranch, New Mexico Thor. Lauri Gaffin, Courtesy of Damiani Books
Per fare un film, ci vuole un set. Sembra banale, ma non lo è. È lì, infatti, che avviene il miracolo, la metamorfosi dell’immaginario che dà forma alle nostre emozioni. E il set, spiega Paolo Galiano, leggendario curatore di effetti speciali di film e serie italiane e internazionali, è una sorta di campionario del mondo reale: «L’intera società in 500 metri quadrati: il regista, l’artista, i tecnici, la manovalanza… qua e là anche qualche coatto… ». Tutti e tutto. Figlio d’arte, Galiano ha cominciato a bazzicare i set romani da bambino e nella la memoria custodisce ancora un cinema eroico che oggi non esiste più, quello degli Anni ‘60 e ‘70, fatto di maestranze “approssimate e giornaliere”, dove tutto andava inventato giorno per giorno. Laurie Gaffin, decoratrice di set tra le più richieste al mondo, spiega invece come nascono quei 500 metri quadrati a Hollywood: «Il set viene sviluppato attraverso la collaborazione con il regista e lo scenografo, e talvolta anche con gli attori. L’obiettivo è creare uno spazio che risulti inevitabile, in cui gli attori possano muoversi con naturalezza e che permetta alla storia di svolgersi senza bisogno di spiegazioni».










