Entrare nello studio di un rumorista è come attraversare lo schermo e finire dentro un film. Non perché ci sia un set allestito con luci e telecamere, ma perché tra centinaia di scarpe, appendiabiti arrugginiti e oggetti di ogni genere nascono i rumori delle pellicole del grande schermo.

I foley artist, chiamati così dal nome di Jack Donovan Foley, pioniere americano del mestiere, sono artigiani del suono. Artisti che, in piccole stanze buie piene di cianfrusaglie, proiettano le pellicole da doppiare e riproducono (anche da seduti) i passi degli attori, i cigolii delle barche in balia delle onde e gli zoccoli del cavalli. “Un buon rumorista deve avere sensibilità, orecchio e passione. Dobbiamo illudere gli spettatori che i suoni che ascoltano siano reali”, spiega a FqMagazine Marco Ciorba, che è figlio d’arte e questo mestiere lo fa da vent’anni.

Dopo Tonino Caciuottolo e Renato Marinelli, suo papà Aldo è stato uno dei primi foley italiani. Un uomo che Fellini chiamava maestro e in carriera ha collaborato con registi come Vittorio De Sica e Massimo Troisi. “Ma non amava i titoli di coda e della sua filmografia non è rimasto molto. Posso dire con certezza che, tra le altre pellicole, ha lavorato al primo ‘Sandokan’ con Kabir Bedi e a ‘La vita è bella’”, sottolinea Ciorba. Che, dentro il suo studio nel centro di Roma, conserva i mocassini con cui il padre ha doppiato i passi di Benigni nel film vincitore di tre premi Oscar. “La mia più grande fortuna è stata calzare il suo stesso numero, gran parte delle scarpe che utilizzo sono sue – prosegue –. Quelle de “La vita è bella”, però, non riesco a farle suonare come riusciva lui. Sono un pezzo da museo”. Oggi, Marco Ciorba porta avanti l’eredità del padre Aldo. E, a 38 anni, può vantare a curriculum già 300 film.