C’è un sottile filo rosso-nero che, attraversando il Nordest, potrebbe annodare le imprese criminali compiute dalla banda della Uno Bianca, allo stragismo eversivo che per decenni ha segnato tragicamente la storia d’Italia. L’ipotesi di complici impuniti e coperture (se non mandanti) eccellenti, attorno al gruppo di fuoco capeggiato dall’ex poliziotto Roberto Savi, è alla base della nuova inchiesta coordinata dalla Procura di Bologna, con propaggini che in questi giorni coinvolgono il Friuli e il Veneto per il ruolo di due ex affiliati. Da un lato gli accertamenti sul decesso a Colle di Arba (Pordenone) di Pietro Gugliotta, dall’altro le polemiche per la concessione a Padova della semilibertà ad Alberto Savi. Oggi la procuratrice aggiunta Lucia Russo incontrerà gli avvocati Alessandro Gamberini e Luca Moser, difensori dei familiari delle vittime, che avevano presentato il corposo e dettagliato esposto per chiedere la riapertura delle indagini su una vicenda che «lascia ancora troppi ed inquietanti interrogativi senza risposta».

Uno Bianca, blitz dei carabinieri nella casa di Gugliotta: caccia a pc e telefoni

Quelle 242 pagine hanno aperto squarci inquietanti sui 103 episodi delinquenziali avvenuti tra il 18 giugno 1987 e il 21 novembre 1994, causando 24 morti e 102 feriti in Emilia Romagna e nelle Marche. Tanto più ora che i pm di Bologna hanno chiesto ai colleghi di Pordenone la trasmissione degli atti relativi agli accertamenti sulla fine di Gugliotta, avvenuta nel gennaio scorso e archiviata come suicidio. Anche sulla base dell’istanza di integrazione e approfondimento investigativo, depositata dagli avvocati Gamberini e Moser, martedì i carabinieri hanno perquisito la casa in cui l’ex agente dopo la scarcerazione viveva con la seconda moglie.