Chissà se Donald Trump ha studiato, prima di arrivare a Pechino ieri sera. Il suo ego lo spinge a improvvisare. Anche il suo interlocutore nell’incontro di oggi e domani, Xi Jinping, possiede un ego gigantesco: però il leader cinese prepara tutto prima e, anche quando esce dai binari che si è imposto perché è stato provocato, lo fa in un quadro predeterminato. Per quanto comunista, il leader della Repubblica Popolare vive il potere come i «figli del cielo», gli imperatori, lo hanno sempre vissuto in Cina: in misura assoluta ma con l’obbligo di non deludere il popolo, pena la perdita del mandato celeste. Chi è, dunque, questo imperatore che guida la potenza d’Oriente dal 2012 con pugno di ferro spesso senza guanto di velluto? Xi è un «principino», nel senso che è nato nell’aristocrazia dei fondatori della dinastia oggi al potere, quella del Partito Comunista: il padre, Xi Zhongxun, è stato al fianco di Mao Zedong nella conquista del potere e, morto questi, negli Anni Ottanta fu uno degli «Otto Anziani» che, guidati da Deng Xiaoping, ebbero un’influenza enorme negli ultimi due decenni del Novecento. Non che Xi Jinping abbia avuto una carriera facile: durante la terribile Rivoluzione Culturale fu mandato nelle campagne, in villaggi dai quali gli era vietato muoversi. Qualcosa che già da giovane (è nato nel 1953) l’ha fortificato nel sacrificio e lo ha preparato a un po’ tutto: in Cina, la sua generazione è conosciuta come «coloro che sono stati cresciuti a latte di lupa», per dire della loro capacità di sofferenza, della loro durezza, della loro assoluta spietatezza. Aiutato comunque, negli anni successivi, dall’essere un predestinato per nascita comunista, quell’esperienza è stata la formazione che gli ha permesso di salire i gradini del potere fino al livello massimo: segretario del Pcc, presidente della repubblica, presidente della Commissione Centrale Militare del partito. In 14 anni ha consolidato un potere assoluto: ha lanciato nuove politiche, ha ridato un ruolo illimitato al Partito Comunista, ha centralizzato l’economia, ha aumentato il controllo e la repressione, ha effettuato purghe politiche e anticorruzione straordinarie, ha lanciato la sfida alle democrazie sostenendo che l’Oriente cresce e l’Occidente declina. Avrà la meglio il latte di lupa del tenace Xi oppure la Diet Coke del «creativo» Trump?