Le radici degli alberi del passato crescevano al contrario. A raccontarlo è un nuovo studio dei ricercatori del Field Museum of Natural History di Chicago, che analizzando i fossili delle radici dei giganteschi alberi licofiti del Paleozoico, parenti delle attuali licopodiacee, hanno scoperto appunto come queste si sviluppavano al contrario di come osserviamo oggi, in modo molto più simile a come si sviluppano i germogli dei rami. I dettagli sono stati pubblicati sulla rivista Proceedings of the Royal Society B: Biological Sciences.Gli alberi del passatoGli alberi del passato, come la Sigillaria e i Lepidodendron, erano adattati agli ambienti paludosi e raggiungevano decine di metri di altezza nel tardo Carbonifero. Le loro radici sotterranee potevano estendersi per metri e i loro fossili sono oggi identificati sotto il nome di stigmarie, ossia piccoli calchi che si riconoscono per le file di minuscole depressioni circolari o ovali sulla loro superficie, ognuna delle quali indica il punto in cui un tempo si attaccava una sottile radichetta. Sebbene la scoperta di questi fossili abbia contribuito a dimostrare che le paludi carbonifere erano vere e proprie foreste, il modo in cui crescevano queste radici era rimasto finora un mistero irrisolto.I fossili virtualiPer riuscirci, come viene descritto su ScienceX, gli autori del nuovo studio si sono serviti di tecnologie all'avanguardia, nello specifico della microtomografia computerizzata a raggi X, che ha permesso di poter osservare a livello microscopico l'interno dei fossili, senza però danneggiarli. Effettuando poi scansioni su 3 fossili di stigmaria perfettamente conservati e utilizzando un potente computer che ha assemblato migliaia di queste immagini, il team ha ottenuto dei fossili virtuali, ossia rappresentazioni tridimensionali estremamente accurate della struttura interna dei fossili.Le radici come germogliDalle successive analisi, i ricercatori hanno scoperto che le radici degli alberi del passato invece che crescere verso il basso, sviluppavano minuscoli assi secondari proprio in prossimità dell'apice della stigmaria. In particolare, la punta in crescita della radice emetteva nuovi rami secondo uno schema molto simile a quello di un germoglio. L'opposto, quindi, di ciò che accade nelle radici delle piante moderne, dove l'ormone principale per lo sviluppo, l'auxina, scorre verso l'apice per guidare la crescita verso il basso. "Il meristema apicale della Stigmaria presenta caratteristiche di sviluppo tipiche dei germogli delle piante vascolari", scrivono i ricercatori, evidenziando schemi ormonali simili a quelli dei germogli. In altre parole, le radici si comportavano più come rami: invece di far scorrere gli ormoni verso l'apice, questo sistema li spingeva via dall'apice, proprio come fanno i germogli. I nuovi risultati, quindi, indicano che le stigmarie rappresentano un nuovo tipo di organo radicale. Invece di assomigliare alle radici delle licofite viventi si sono probabilmente evolute come una struttura derivata dal fusto di questi giganti del Carbonifero.