Un bosco che cresce su un pascolo abbandonato è un segnale di ripresa della natura, non si può negare. Ma l’espansione delle foreste favorisce alcune piante e ne penalizza altre, come molte orchidee autoctone, che per secoli hanno beneficiato degli sfalci gratuiti dei ruminanti e della manutenzione degli allevatori. I fertilizzanti provenienti dall’agricoltura intensiva, dal canto loro, hanno alterato i suoli riducendo il numero di specie spontanee adattate agli ambienti più poveri di nutrienti. Sia quando interferiscono sia quando tolgono il disturbo le attività umane non sono mai neutrali e hanno il potere di condizionare gli ecosistemi.
Gomortega keule ( © Pablo Bravo Monasterio)
Negli ultimi sessant’anni le comunità vegetali sono cambiate in tutta Europa: aumentano le piante che richiedono terreni più fertili e che tollerano l’ombra mentre le acquatiche si avviano al declino. Svaniscono le specie evolute in habitat come le zone aride o le praterie. Sono solo alcuni degli effetti della pressione antropica sulla flora del nostro continente dal 1960 al 2020. Un’istantanea, che raccoglie sessant’anni di osservazioni sul campo, e fotografa una convivenza in controluce tra gestione del territorio e distribuzione della flora.








