Urlano, sporcano, danneggiano automobili e tetti e possono provocare incidenti stradali. Sono queste le accuse mosse da alcuni cittadini esasperati di Punta Marina, una località balneare del ravennate, in Emilia Romagna, secondo cui ci sarebbe nella zona una vera e propria invasione di pavoni. Da eleganti uccelli ritenuti un'attrazione turistica della località, quindi, i pavoni si sono trasformati per alcuni in un incubo. Per capire meglio cosa probabilmente sta accadendo a Punta Marina abbiamo intervistato il biologo e giornalista Marco Ferrari, che ci ha raccontato di più sulla biologia di questi pennuti.I pavoni possono essere considerati animali pericolosi o addirittura “infestanti”?Ho visto alcuni servizi televisivi, ma non sono andato in quella località, quindi quello che posso dire è che, in linea generale, i pavoni non sono animali pericolosi. Basta stare un po' attenti, specialmente agli esemplari maschi che sono piuttosto pesanti. Potrebbero, ma lo dico con molta cautela, causare degli incidenti alle automobili, ma non sarebbe comunque come scontrarsi con un cinghiale o con un cervo. Inoltre, non sono assolutamente infestanti, per cui si intende qualcosa di molto più impattante sull'ecosistema e sull'ambiente, ma ovviamente gli abitanti della città potrebbero considerarli come tali perché arrecano fastidio. Date le loro dimensioni, inoltre, sono animali che possono assumere dei comportamenti aggressivi, o meglio difendersi quando vengono disturbati, aggredendo col becco.Oltre agli incidenti stradali, i pavoni possono creare altri problemi e danni, ad esempio con escrementi o ammaccando la carrozzeria delle auto con gli artigli o beccando i comignoli?Non voglio sminuire troppo la natura nobile del pavone, ma si tratta sostanzialmente di grossi polli i cui escrementi sono particolarmente acidi e impattanti, ad esempio se ce ne sono molti e frequentano i giardini delle scuole. Sulla questione dei comignoli, o meglio sulla spiegazione che vedono nei comignoli il loro riflesso e quindi cercano di aggredirli, non sono del tutto convinto che sia vera, perché nonostante non siano animali particolarmente intelligenti mi sembra veramente piuttosto strano e può darsi che lo facciano per altre ragioni, magari semplicemente perché gli dà fastidio il loro riflesso.L'invasione di pavoni si è verificata in un periodo particolare per cui il loro numero potrebbe essere effettivamente aumentato?No, assolutamente no. È un periodo in cui probabilmente i maschi sono in corteggiamento e quindi emettono anche quel grido particolarmente robusto. Ma dato che il pavone è un uccello piuttosto grosso, la crescita della popolazione non avviene improvvisamente, ma nel giro di qualche anno. Suppongo che probabilmente all'inizio è stato visto come una curiosità, poi man mano che aumentava il numero degli esemplari, questi hanno iniziato appunto a frequentare le strade, i giardini e ovviamente, visto che volano, anche i tetti, cominciando ad avere un impatto anche sulla vita della cittadina. Il rumore e l'impatto dei maschi che vanno a cercare le femmine probabilmente avveniva tutti gli anni, ma quest'anno c'è stato un qualche tipo di impatto maggiore, ma non tanto maggiore da poter dire che c'è stata un'esplosione.Cosa si può fare nella situazione di Punta Marina?A vedere anche soltanto la reazione degli abitanti, anche se sono pochi quelli che si lamentano, credo sia opportuno fare un censimento dei pavoni, catturarli e inserirli in aree, fattorie o parchi zoo che li accolgano. Nel frattempo non irriterei gli animali, per non esasperare ulteriormente sia loro che i cittadini. Inoltre è importante ricordare di non dar mangiare a qualsiasi animale selvatico, dalle anatre ai piccioni, sempre e in qualsiasi occasione. Oltre a non sapere se un alimento potrebbe essere tossico per gli animali, questi si potrebbe abituare e continuare a richiedere cibo.
Facciamo chiarezza sulla ‘famosa’ invasione dei pavoni a Punta Marina (ma è davvero un'invasione?)
A differenza di ratti e topi, essendo animali piuttosto grossi, i pavoni sarebbero aumentati non improvvisamente ma nel giro di qualche anno. Il parere del biologo e giornalista Marco Ferrari








