Christopher Nolan doveva aspettarselo: adattare l'Odissea in un epico film hollywoodiano è un'impresa ambiziosa più di qualsiasi guerra di Troia. Al di là della sfida narrativa e produttiva non indifferente, soprattutto considerati gli standard di questo regista, forse lui stesso non si aspettava però la quantità di critiche e sopracciglia che si sono alzate fin dalla pubblicazione del primissimo trailer. Toni troppo dark, troppo intellettuali, troppo patinati. E poi il cast, che vanta nomi del calibro di Matt Damon, Anne Hathaway, Tom Holland, Zendaya, Robert Pattison e Charlize Theron: troppo hollywoodiano! In effetti a ben vedere l'orizzonte estetico di Nolan, anche in quest'adattamento omerico, è molto lontano da quella solarità mediterranea che ci si aspetterebbe pensando alle imprese di Ulisse e compagni. Per certi versi, però, questa operazione cinematografica è interessante proprio per questo motivo, perché si allontana dai cliché.C'è però chi ha continuato a vivisezionare il poco materiale per ora a disposizione in cerca di idiosincrasie. Una polemica montata sui social, per esempio, riguarda la lingua parlata dagli attori: tutti, anche Pattison e Holland che sono inglesi, nel film usano un accento americano. Il pubblico internazionale, in tempi recenti, è stato abituato a seguire questi film epici - per non parlare di saghe fantasy e fantascientifiche - con un accento britannico, che in qualche modo nobilita e “allontana” storicamente dai nostri tempi. Ma queste sono ovviamente scelte stilistiche (il primo Gladiatore di Ridley Scott nel 2000, per esempio, si affidava molto ad accenti inglesi, il suo sequel del 2024 invece sembra non farci quasi caso) e Nolan avrà scelto di uniformarsi alla parlata d'oltreoceano, oltre che per comodità vista la maggioranza dei suoi attori, magari anche per dare un afflato da war movie più riconoscibile. Sono solo ipotesi, ma appunto la ridda di speculazioni e contro-speculazioni online non si ferma.E non si ferma neanche di fronte ad altre scelte estetiche compiute da Nolan. Per esempio riguardo alcune armature viste appunto nei primi trailer - soprattutto quelle del re di Micene Agamennone, che ad alcuni hanno ricordato i costumi di Batman (personaggio ampiamente esplorato dal regista nella trilogia del Cavaliere oscuro). In un'intervista al Time, in questo caso Nolan ha voluto rispondere puntualmente sulla scelta: “Esistono daghe micenee che sono di bronzo annerito. La teoria è che potessero probabilmente avere del bronzo annerito in quei tempi. Prendi il bronzo, aggiungi più oro e argento e poi aggiungi lo zolfo…", ha spiegato il regista: “Nel caso di Agamennone, Ellen [Mirojnick], la nostra costume designer, sta cercando di comunicare quanta più importanza abbia lui rispetto a tutti gli altri. Lo fai attraverso materiali che sarebbero stati estremamente costosi”.Nella stessa intervista Nolan è intervenuto anche su un altro tema ritenuto da alcuni controverso, ovvero il casting del rapper Travis Scott, che era già apparso nella colonna sonora di un altro film del regista, Tenet del 2020. In questo caso Scott compare come una specie di narratore, e alcuni commentatori si aspettavano una figura tradizionalmente più matura o “saggia”. Ma anche per questo Nolan ha una spiegazione molto ponderata: “L'ho scritturato perché volevo far riferimento all'idea che questa storia è stata tramandata in forma di poesia orale, che è analoga al rap”, ha chiarito. Insomma, anche le decisioni artistiche che all'esterno possono sembrare più ardite o controverse, nell'Odissea di Christopher Nolan trovano una spiegazione plausibile, organica e persino decisamente filologicamente accurata.Ma l'“odissea” di questo film è iniziata ben prima del suo arrivo nelle sale, prevista per il prossimo 16 luglio, cosa che del resto - nell'epoca del marketing virale di oggi - non necessariamente è una maledizione degli Dei.