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Danilo di Diodoro

La creatività scaturisce dalla collaborazione tra due diversi network cerebrali. Il primo genera idee spontanee e libere associazioni e manipola ricordi, il secondo assume il controllo del pensiero quando bisogna realizzare un'idea

La creatività umana, ancora ineguagliata da altre forme di intelligenza, è il frutto di una straordinaria collaborazione neurobiologica, che ha impiegato milioni di anni a svilupparsi, lungo il percorso di evoluzione della specie. Una ricerca pubblicata sulla rivista Brain, primo autore Victor Altmayer, neurologo, attualmente ricercatore presso il La Timone Hospital di Marsiglia, mostra che la creatività scaturisce dalla collaborazione tra due diversi network cerebrali, il Default Mode Network (DMN) e l'Executive Control Network (ECN). Il primo genera idee spontanee e libere associazioni e manipola ricordi, il secondo assume il controllo del pensiero quando è il momento di puntare alla realizzazione di un'idea. Un'accoppiata che ha consentito agli esseri umani di creare opere d'arte e sviluppare impressionanti avanzamenti scientifici, innovando e rivoluzionando teorie, ma sempre sotto il controllo di un filtro razionale. «È stato ipotizzato che le idee creative non emergano come entità del tutto nuove, ma siano il risultato di processi di collegamento e riformulazione di conoscenze semantiche già esistenti» dicono gli autori della ricerca. «Secondo la teoria associativa della creatività, le idee creative derivano da distanti associazioni semantiche che vengono ricombinate in modi originali e significativi». Il ruolo complementare dei due network neuronali nello sviluppo delle idee innovative è stato messo in evidenza da una ricerca che ha studiato il loro funzionamento, per così dire, in negativo. Sono stati studiati pazienti affetti da demenza frontotemporale, una malattia neurodegenerativa caratterizzata da cambiamenti comportamentali e di personalità, danno cognitivo e linguistico. In questi pazienti, nei quali la creatività risulta compromessa, è stata rilevata, tramite una tecnica definita Functional Connectivity Gradient Analysis, una perdita di specificità funzionale dei due network alla base della creatività. «Ricerche precedenti avevano ipotizzato che il Default Mode Network fosse coinvolto nei processi mentali spontanei» dice Victor Altmayer. «Però la nostra ricerca ora mostra come questo network sia coinvolto anche nei processi intenzionali di produzione di associazioni d'idee. Probabilmente gioca un ruolo nel recuperare ricordi e integrarli tra di loro». La ricerca consentirà anche di focalizzare meglio il supporto da dare ai pazienti affetti da questa forma di demenza, dal momento che la creatività non serve solo a generare grandi opere e intuizioni scientifiche. È anche un'abilità della vita quotidiana, che sostiene attività quali cucinare, fare giardinaggio, disegnare e dipingere, che sono importanti per migliorare la socializzazione, consentendo di partecipare ad attività comuni.