Dall'incredibile quantità di connessioni alla capacità di eseguire operazioni complesse consumando pochissima energia, il cervello umano sta ispirando la ricerca sull'intelligenza artificiale e nello stesso tempo l'IA permette di studiarne la grande complessità, dalla mappa delle connessioni all'esistenza di strutture finora mai viste.
"Cercheremo semplicemente di caratterizzare ciò che è presente nel cervello nel modo più accurato e completo possibile e poi di renderlo disponibile alla comunità di ricerca esterna", ha detto all'ANSA Lizzie Dorfman, Group Product manager Google Research, a margine della conferenza Google Reserch@Poland, organizzata a Varsavia.
I dati dell'IA stanno portando alla luce aspetti del cervello finora inediti, come la fittissima rete di connessioni fra le cellule nervose studiata dalla connettomica, e come la possibile presenza di strutture finora mai viste che ricordano i nanotubi, che i ricercatori della Johns Hopkins University hanno recentemente descritto sulla rivista Science utilizzando i dati dell'IA. "Potrebbe trattarsi di strutture alla base di un nuovo tipo di comunicazione cellulare nel cervello, oltre alle sinapsi", ha osservato Dorfman.
Ci si domanda anche se questa conoscenza più approfondita del cervello e del suo funzionamento possa suggerire nuovi modelli di reti neurali al servizio dell'informatica: "Le primissime reti neurali artificiali sono state ispirate dalla nostra comprensione dei neuroni di allora". Oggi le cose sono cambiate, ma "neurobiologia e informatica continuano a influenzarsi molto a vicenda - dice la ricercatrice - e uno dei motivi per cui è davvero entusiasmante fare ricerca neuroscientifica all'interno di Google è che a solo un paio di scrivanie di distanza, ci sono persone che lavorano alle frontiere dell'intelligenza artificiale di base".







