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13 MAGGIO 2026

Ultimo aggiornamento: 16:35

La bella sala dell’auditorium Pandurera a Cento (Ferrara), che contiene fino a 480 persone, è praticamente piena in ogni ordine di posto. Si attende l’arrivo del procuratore capo di Napoli Nicola Gratteri e del professor Antonio Nicaso, coautori del libro Cartelli di sangue (Mondadori), il ventiseiesimo di una proficua collaborazione che dura da vent’anni. L’atmosfera è carica di tensione positiva. Quando arrivano gli ospiti, circondati dalle stringenti misure di sicurezza, si percepisce l’importanza dell’evento e scatta un caloroso applauso.

Il libro è un grande viaggio, redatto con nitido stile documentaristico, attraverso luoghi e storie in cui il traffico di stupefacenti si è dipanato dalle piantagioni di coca del Sudamerica, trasformando vecchi gruppi guerriglieri di matrice marxista e rivoluzionaria in spietati criminali, man mano che la produzione di droghe, prima marijuana, poi eroina e cocaina, e poi fentanyl e altre droghe sintetiche, diventava un colossale affare miliardario internazionale, approdando negli Usa, nelle città d’Europa e d’Italia attraverso una ragnatela inestricabile. È contrassegnato da lotte sanguinose per il dominio sul traffico, in tutti i Paesi coinvolti, da parte delle leadership criminali, attraverso omicidi, tradimenti, corruzioni e collusioni con organi statali, purtroppo spesso deboli e collusi. Ma anche con il sacrificio della vita di tanti servitori dello Stato, poliziotti, giudici e giornalisti, vittime della spietata violenza dei narcos, insieme a moltitudini di civili innocenti.