La denigrazione come arma totale. Giannini ha confuso un libro per un tweet. L’insulto è lo strumento che adopera. I suoi articoli sono la patrimoniale della cultura: una tassa, in pratica, che tocca sopportare accanto alla sua firma. Con il libro si supera. Si arrampica nella curva dello stadio, sventola la bandiera contro il nemico, si sdraia alla sinistra inseguendo un telegiornale qualunque nella speranza di vittoria a mani giunte. Mortaretti a raffica. Scrive «l’ho sempre apprezzata» per aggiustare meglio la mira. La francobolla a Trump mentre il presidente dell’America attacca Meloni. Il tempismo per Massimo Giannini non è il suo forte. In testa ha il bombardiere Obama e quel suo «il meglio deve ancora venire». Che magari si chiama Fratoianni. E con la Meloni la tecnica è raffinata. L’ «apprezza» per spararle addosso. “Sciamana”, per costruirle sopra sin dal titolo un’etichetta evocativa e denigratoria accanto all’innominabile destra trumpiana. Il giudizio prima dei fatti. L’anatema senza conoscere il peccato. L’incendio quando ancora il fuoco non si è propagato. Retorica pura, non informazione.
Storace: un medico bravo per Giannini, l'odio non è la cura
Ci vuole uno bravo. Uno che sappia interrogare la psiche di Massimo Giannini, l’editorialista di Repubblica più fazioso del reame. Chiama...












