Da principio fu il deepfake della presidente del Consiglio Giorgia Meloni che baciava appassionatamente l'imprenditore Elon Musk, nel periodo in cui la luna di miele con il patron di X e Starlink c’era davvero, ma politica. Poi sempre Meloni con Javier Milei e Benjamin Netanyahu, spettatori di uno spettacolo di magia di Donald Trump con “vittima” Ali Khamenei. Fin qui potenzialmente solo satira, se fosse ben spiegato il trattarsi di video deepfake. Ma ci sono state anche truffe (un video realizzato con l’AI in cui la fake-Meloni invitata a fare investimenti finanziari redditizi) e veri e propri abusi di carattere pornografico.Il caso della foto fake condivisa dalla presidente del ConsiglioQuesta volta Meloni in “carne ed ossa” ha deciso di sfogarsi, pubblicando e commentando sui propri social un’immagine che la ritrae in abbigliamento intimo in una camera da letto: l’immagine, ovviamente, è stata realizzata, diffusa e spacciata per vera da molti utenti.“Girano in questi giorni diverse mie foto false, generate con l’intelligenza artificiale e spacciate per vere da qualche solerte oppositore – spiega Meloni nel post –. Devo riconoscere che chi le ha realizzate, almeno nel caso in allegato, mi ha anche migliorata parecchio. Ma resta il fatto che, pur di attaccare e di inventare falsità, ormai si usa davvero qualsiasi cosa. Il punto, però, va anche oltre me”, continua la presidente del Consiglio, a ragion veduta. La diffusione di contenuti falsi, immagini o video generati con intelligenza artificiale sempre più raffinata e credibile, tocca ormai moltissimi personaggi pubblici, politici e non, generando truffe e danni reputazionali e non solo enormi. E infatti secondo Meloni “i deepfake sono uno strumento pericoloso, perché possono ingannare, manipolare e colpire chiunque. Io posso difendermi. Molti altri no. Per questo una regola dovrebbe valere sempre: verificare prima di credere, e credere prima di condividere. Perché oggi capita a me, domani può capitare a chiunque”.La destabilizzazione politica anti-OccidentaleE nel caso di politici di rilevanza nazionale o internazionale, come Giorgia Meloni, capita sempre di più anche a causa di tentativi di ingerenze esterne, molto pericolose perché volte a destabilizzare le opinioni pubbliche e la stabilità stessa del sistema geopolitico: un nuovo report di NewsGuard, leader nella valutazione dell'affidabilità delle fonti di informazione online, ha riportato diversi casi recenti in cui account stranieri hanno diffuso dichiarazioni fake della premier italiana che vedevano come oggetto di un falso attacco il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump.Per esempio, un video generato con l'intelligenza artificiale, diffuso su TikTok nell'aprile 2026, la mostrava criticare duramente la gestione della guerra in Iran da parte di Trump con parole mai pronunciate. Il filmato, analizzato con strumenti di rilevamento dell'AI, risultava generato artificialmente con una probabilità del 99%, ma aveva già raccolto migliaia di visualizzazioni prima di essere smascherato.Non si tratta di un caso isolato. Sempre secondo NewsGuard, dall'agosto 2025 sono state identificate 16 dichiarazioni false attribuite a esponenti del governo italiano, diffuse soprattutto da account filorussi, filoiraniani e critici dell'Occidente in generale, con l'obiettivo di alimentare tensioni proprio all'interno delle alleanze atlantiche e occidentali.A che punto siamo contro la violenza digitale sulle donneMeloni, dopo la pubblicazione dell'ultimo post, ha ricevuto subito diversi attestati di solidarietà dal mondo della politica. In particolare, nella vicenda è intervenuta la presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul femminicidio e sulle altre forme di violenza di genere, Martina Semenzato, che fa parte della stessa coalizione di maggioranza di centrodestra, che ha proposto di far entrare immediamente in vigore le proposte elaborare solo pochi giorni dalla sua Commissione, in maniera bipartisan, per contrastare la violenza digitale sulle donne: l'introduzione di un nuovo reato specifico per la diffusione di contenuti sessualmente espliciti generati con intelligenza artificiale (deepnude); il potenziamento delle sanzioni per la sextortion; un daspo digitale e il divieto di accesso a internet per chi è agli arresti domiciliari per reati digitali; l'obbligo per le piattaforme di monitoraggio, intervento tempestivo e conservazione dei dati; e maggiori poteri di enforcement per l'Agcom, l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. Il tutto accompagnato da un rafforzamento dell'educazione digitale e della cultura della parità di genere.C'era una proposta di legge che, però, è stata ignorataIn realtà, diverse proposte per mettere i bastoni tra le ruote alla proliferazione di deepfake sul web negli ultimi mesi sono state presentate in Parlamento anche sotto forma di proposte di legge, ma finora non se ne è mai fatto nulla: il caso più recente, dello scorso febbraio, è la proposta di cui avevamo dato conto di Anna Ascani, deputata dello schieramento democratico e vicepresidente della Camera, che si proponeva proprio di regolamentare l'uso dell'intelligenza artificiale, con un divieto esplicito di deepfake, obbligo di etichettatura dei contenuti generati dall'AI e sanzioni penali (fino a quattro anni di reclusione) per chi li diffonde intenzionalmente: una proposta che partiva dalla necessità di regolare le campagne elettorali e referendarie, ma che poteva essere un primo passo: la proposta però aveva ricevuto parere negativo da parte della maggioranza parlamentare.“Oggi Giorgia Meloni si accorge che i deepfake sono pericolosi, che rischiano di manipolare e ingannare. Se ne accorge perché a esserne vittima è lei – sottolinea Ascani –. Quello che serve e che manca è una legge che permetta alle autorità preposte di chiedere alle piattaforme la rimozione immediata di contenuti di questo tipo (la sua proposta lo prevede entro 24 ore, ed entro 30 minuti in caso di denuncia del diretto interessato). E questa legge non esiste perché questo esecutivo non l’ha voluta: speriamo che questa improvvisa scoperta della premier sia foriera anche di un atteggiamento diverso e cominci a prevalere la volontà di tutelare i cittadini invece che le big tech”.L'altro spunto presente nella proposta di legge firmata Ascani era l'obbligatorietà di un watermark che indichi l'origine artificiale dell'immagine o del video, nei casi che non costituiscano reato (satira o propaganda politica): questo caso, forse, potrà dare una svolta all'iter.
Perché Giorgia Meloni è sempre più bersagliata sui social e a che punto siamo con la legge contro i deepfake in Italia?
La presidente del Consiglio ha denunciato la diffusione di immagini false (e non è la prima volta) in abbigliamento intimo. Perché Meloni è sotto attacco social? Intanto a febbraio la maggioranza parlamentare aveva bloccato una proposta di legge sul tema










