TRIESTE - Unabomber, cala il sipario sull’inchiesta riaperta quattro anni fa dalla Procura di Trieste. Il gip Flavia Mangiante ha rigettato l’opposizione all’archiviazione del fascicolo che era stata proposta dall’avvocato Francesco Schioppa per conto di Massimiliano Bozzo, l’infermiere dell’ospedale di Mestre che il 6 maggio 2006, lungo le foci del Livenza, a Porto Santa Margherita di Caorle, raccolse una bottiglia con all’interno un messaggio. Tolse il tappo provocando l’esplosione che gli spappolò tre dita. Era l’ultimo attentato ancora “vivo” dal punto di vista giudiziario: si è prescritto mercoledì scorso. A chiedere l’archiviazione dell’inchiesta, il 22 ottobre scorso, è stato il sostituto procuratore Federico Frezza, spiegando come la super perizia sul Dna portasse prove positive di «innocenza», più che di «semplice non colpevolezza». Il gip conferma. Anzi, richiama integralmente anche le motivazioni esposte nel precedente decreto del 2 marzo 2009, non avendo fornito i nuovi accertamenti «alcun esito utile».
Unabomber, archiviata l'inchiesta: per Zornitta fine di un incubo
Disposto a rinunciare alla prescrizione pur di dimostrare la sua innocenza, l’ingegner Elvo Zornitta ritrova la serenità. «Ventidue anni sono tanti - commenta riferendosi al momento in cui si è ritrovato sotto indagine per la prima volta - Oggi sono sereno». Ieri sera ha festeggiato la fine del suo calvario con i «quattro amici che mi sono sempre stati vicini». Ha letto l’ordinanza del gip, gli sembra in linea con quanto hanno sempre sostenuto i suoi difensori, gli avvocati Paolo Dell’Agnolo e Maurizio Paniz. «Ma ormai è passata. È inutile ripensarci e stare male». Non nasconde che il momento più duro è stata la riaperta dell’indagine per tentare di estrarre il Dna sulle formazioni pilifere trovate in alcuni reperti. «Ero tranquillo, ma si è riaperta una ferita che mi ha fatto rivivere momenti penosi. Mi hanno sostenuto mia moglie, mia figlia e, anche economicamente, i miei genitori». Non vuole soffermarsi sui costi di questa infinita difesa, ma ricorda che il risarcimento ottenuto dallo Stato per i danni personali e professionali pende ancora in Cassazione. «Giustizia è fatta - dice l’avvocato Dell’Agnolo - Finalmente è stata scritta la parola fine e viene cristallizzato che anche l’ingegnere e la sua famiglia sono vittime di Unabomber».










