Il cerchio si stringe attorno ad Andrea Sempio. Otto firme dei carabinieri del Ris confermano che la famosa “impronta 33” appartiene al nuovo indagato della Procura di Pavia, che accelera sull’inchiesta per l’omicidio di Chiara Poggi e prova a chiudere il fronte aperto dalla difesa sull’orma trovata nel 2007 sulle scale della villetta di Garlasco. A firmare la nuova consulenza sono sette ufficiali del Ris, guidati dall’attuale comandante di Parma Matteo Donghi, insieme al dattiloscopista Nicola Caprioli.

L’obiettivo è contestare le conclusioni del generale Luciano Garofano, consulente di Sempio fino allo scorso ottobre. Secondo gli esperti incaricati dalla Procura, l’analisi di Garofano sarebbe “palesemente errata”, costruita con una metodologia definita “insensata” e con criteri “anacronistici”. Insomma, una vera e propria bocciatura del lavoro del generale. Gli specialisti del Ris sostengono che l’impronta fosse bagnata da materiale organico. Secondo la relazione, il contatto avrebbe lasciato “materiale liquido” poi reagito alla ninidrina, il reagente che evidenziò la traccia. Per gli investigatori, quell’impronta collega direttamente Sempio alla scena del delitto.

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